Hormuz in stallo, torna l’ombra del blocco navale. Scaduta ieri la tregua tra Stati Uniti e Iran, si riaccendono le tensioni e la pace si allontana
Lo Stretto di Hormuz è di nuovo al centro di un pericoloso stallo geopolitico globale. La scadenza dei 60 giorni di tregua sanciti dal memorandum estivo tra Washington e Teheran, senza che si sia trovata una soluzione accettata da ambo le parti, ha congelato le speranze di una rapida intesa e innescato una nuova crisi che minaccia le rotte energetiche mondiali. Nelle ultime ore, l’agenzia britannica Ukmto ha confermato il ferimento di un marittimo a causa di un proiettile che ha colpito una nave commerciale in transito, a riprova che la sicurezza nel canale è di nuovo compromessa. Il presidente statunitense Donald Trump ha irrigidito la postura della Casa Bianca, escludendo accordi lampo e arrivando a minacciare ritorsioni militari persino contro l’Oman, accusato di interferire nelle trattative bilaterali con l’Iran. Trump ha evocato anche una possibile annessione strategica dello stretto sotto l’ombrello di controllo Usa, scatenando l’immediata reazione di Teheran, che rivendica la sovranità delle proprie acque territoriali e mantiene i transiti commerciali giornalieri ridotti a cifre minime. I mercati finanziari hanno reagito immediatamente: a New York il prezzo del greggio Wti ha registrato forti rialzi, mentre le borse arretrano sotto lo spettro dell’inflazione e di un blocco prolungato delle forniture. A complicare il quadro si aggiungono i gravi sversamenti di petrolio che stanno annerendo le coste dell’isola di Qeshm. Nel frattempo, i ribelli Houthi in Yemen hanno minacciato un blocco navale totale anche contro l’Arabia Saudita, intensificando gli attacchi a Bab el-Mandeb con l’obiettivo di replicare la strategia di strangolamento marittimo di Teheran. Con i negoziati di nuovo in salita a causa dei nodi irrisolti sul disarmo e il ruolo delle milizie, Hormuz si conferma una polveriera pronta a esplodere.