Possibile un impegno degli imprenditori italiani per l’ex-Ilva. Confindustria e Federacciai lavorano a un progetto nazionale per garantire continuità produttiva e occupazione
La partita dell’ex Ilva entra in una nuova fase: dopo settimane segnate dall’incertezza sul futuro degli stabilimenti siderurgici italiani, prende forma l’ipotesi di una cordata nazionale di imprenditori pronta a scendere in campo per difendere un asset strategico per l’economia del Paese. Il 5 agosto è stato il giorno della svolta: nel corso dei vertici convocati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il ministro Adolfo Urso ha annunciato che il gruppo indiano Jindal ha presentato una proposta aggiornata, elaborata tenendo conto della recente sentenza della Corte d’Appello di Milano sull’area a caldo di Taranto, ma nella stessa giornata è arrivata anche l’apertura del presidente di Confindustria Emanuele Orsini sul rilancio del polo siderurgico: «Ci sono le condizioni per valutare una cordata italiana». L’iniziativa, ancora in fase esplorativa, vedrebbe il coinvolgimento di Confindustria e Federacciai. Il presidente Antonio Gozzi ha confermato la volontà di costruire un fronte di operatori siderurgici nazionali e di imprese della filiera interessate a preservare le attività industriali compatibili con il nuovo scenario. L’obiettivo è mettere insieme “imprenditori volenterosi” capaci di garantire continuità produttiva, salvaguardare competenze e sostenere l’occupazione. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche quella di un intervento mirato sugli stabilimenti del Nord, in particolare Genova Cornigliano e Novi Ligure, con il sostegno delle realtà industriali locali. Una strategia che punta a tutelare i siti con maggiori prospettive di continuità, senza però perdere di vista il nodo centrale di Taranto e la necessità di conciliare salute, ambiente e lavoro. Intanto prosegue il confronto tra Governo, nello specifico il Mimit, sindacati e imprese dell’indotto. Il ministro Urso ha inoltre dato mandato ai legali di impugnare la sentenza della Corte d’Appello di Milano, con l’obiettivo di evitare lo spegnimento entro l’autunno degli impianti e guadagnare tempo per una soluzione industriale.