Retribuzioni: +2,4%, grazie ai rinnovi contrattuali. I CCNL in vigore per la parte economica sono 50 ovvero il 69,9% dei dipendenti (circa 9,1 milioni). I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono igiene ambientale (+5,7%), gas e acqua e chimiche (entrambi +5,2%)
Per i critici di professione, non va bene comunque. Per chi si attiene ai fatti, anzi ai numeri, la crescita c’è, seppure al di sotto dell’inflazione, e qualcosa significa: a fine di giugno, secondo i dati Istat, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie aumenta dello 0,5% rispetto a maggio e del 2,4% rispetto a giugno 2025. L’aumento tendenziale è stato del 2,4% nel settore privato (3,2% in agricoltura, 2,7% industria e 2,2% servizi privati) e del 2,3% per la PA. Gli aumenti tendenziali più elevati sono igiene ambientale (+5,7%), gas e acqua e chimiche (entrambi +5,2%). Incremento nullo per le farmacie private. La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-giugno 2026 è cresciuta del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Crescita delle retribuzioni e rinnovo dei contratti collettivi di lavoro sono, ovviamente, connessi, ma è necessario ripeterlo e sottolinearlo: nello stesso periodo, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica erano 50 e riguardavano il 69,9% dei dipendenti (circa 9,1 milioni). Una percentuale che sale all’89,3% nel settore privato ed è pari a zero nella PA, dove tutti i contratti sono scaduti. Tra giugno 2025 e giugno 2026, il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto è passato da 24,9 a 17,9 mesi. In lieve crescita per il settore privato (da 15,6 a 17,7 mesi) e in decisa riduzione per la PA (da 34,4 a 18 mesi), grazie ai rinnovi del triennio 2022-2024. Nel II trimestre 2026 sono stati recepiti 6 contratti. A fine giugno i contratti in attesa di rinnovo sono 25 e coinvolgono circa 3,9 milioni di dipendenti: meno di un terzo (1,1 milioni) appartiene al settore privato e il resto (2,8 milioni) alla PA.