I soliti No Tav contro le forze dell’ordine e la Val di Susa
Dopo i fatti inaccettabili avvenuti in Val di Susa, ci vuole un bel “coraggio”, come ha dimostrato di avere la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, a ribaltare le responsabilità di quanto accaduto sul «fallimento del governo nella gestione della sicurezza».
Sabato 25 luglio in occasione del “Festival Alta Felicità” organizzato dal movimento No Tav in Val di Susa, intorno ai cantieri della futura linea ferroviaria ad alta velocità, si è verificata una violenta «guerriglia urbana» o, secondo altri – e fatto ancora più inquietante – «un laboratorio di guerriglia» con tanto di assalto ai cantieri della linea Alta Velocità (TAV). Il bilancio del giorno dopo l’assalto parla chiaro: le forze dell’ordine ferite durante la guerriglia, scatenata dagli attivisti, sarebbero 126, tra cui 58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 finanzieri. La polizia di Torino ha fermato quattro antagonisti di nazionalità straniera che apparterrebbero all’area del cosiddetto Blocco Nero, sospettati di aver preso parte ai disordini. Per tali ragioni, la procura della città ha aperto un fascicolo d’inchiesta ipotizzando il reato di devastazione.
In tutto, la polizia ha identificato 436 persone, parte delle quali provenienti da altri Paesi europei quali Francia, Germania e Belgio, le cui posizioni sono al vaglio sia dal punto di vista amministrativo sia penale. Sequestrato anche ingente materiale pirotecnico ed esplosivo, maschere antigas, ordigni artigianali e diverso materiale idoneo a nascondere il volto. In particolare, diverse bottiglie incendiare. C’è da considerare che, già nei servizi preventivi, erano stati sequestrati materiali simili ed erano state identificate di circa 1.800 persone, con l’emissione di numerosi provvedimenti di vario tipo, tra i quali l’allontanamento dal territorio nazionale di alcuni cittadini francesi. Tra gli altri, sono stati emessi 16 fogli di via obbligatori, 9 divieti di accesso alle aree urbane e due fermi preventivi. Tre cittadini francesi, inoltre, sono stati respinti alla frontiera.
A quanto riportano le cronache gli abitanti della Val di Susa, si vogliono nettamente distinguere dai violenti. Eppure, qualcuno dovrà rispondere di queste “infiltrazioni” di gente estranea alla causa che puntualmente si verificano. Un poliziotto ha raccontato al quotidiano La Stampa che «avevano pietre fino al 2029. Hanno dato fuoco a tutto e ci hanno riempito di pietre. Non ne avevamo mai prese così tante. Erano pietre di cantiere di scavo anche di sette chili».