Sempre meno negozi. Boom fatturato discount (+101,1%) e e-commerce (+41%)

Ormai è qualcosa di più di una tendenza, è un cambio di paradigma. Dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, presentato oggi da Confcommercio, emerge che il commercio italiano si rafforza sul piano economico, aumenta efficienza e produttività, ma perde presenza fisica sul territorio. Tra il 2018 e il 2025 il numero complessivo delle unità locali del commercio al dettaglio è passato da 666.479 a 570.313, con una riduzione del 14,4%. Il calo riguarda soprattutto gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%). Gli addetti, però, diminuiscono con intensità molto minore: da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%).
In diversi comparti si osserva una crescita degli addetti: nei supermercati e nelle grandi superfici di vendita di articoli tecnologici, che tra il 2018 e il 2025 si è verificato un incremento di addetti pari all’8,3%. Nel segmento dei negozi di abbigliamento, calzature, gioielleria e altre categorie la dinamica occupazionale è positiva (+3,4%), pur in presenza di una riduzione del numero di punti vendita.
Nonostante il calo dei “negozi fisici”, il fatturato complessivo del commercio al dettaglio sale da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%) e il fatturato per addetto passa da 172mila a 220mila euro (+27,9%). Risultato che conferma la capacità del settore di recuperare efficienza, anche in una fase segnata da inflazione, trasformazione dei consumi e crescente integrazione tra canali fisici e digitali. L’analisi delle formule distributive evidenzia forti differenze con i discount alimentari, che registrano la crescita numerica più marcata (+7,4%) e un fatturato più che raddoppiato (+101,1%), confermando la ricerca di convenienza da parte delle famiglie. Anche il numero di attività legate all’aggregato e-commerce, porta a porta e distributori automatici (+13,6%), con un aumento del fatturato del 41,9%, mentre, sempre in termini di fatturato, risultano in difficoltà gli ipermercati (-8,4%) e gli ambulanti (-14,9%).
Il Mezzogiorno si distingue, perché mantiene una maggiore capillarità commerciale rispetto al resto del Paese. Probabilmente le minori opportunità di lavoro dipendente favoriscono l’autoimprenditorialità. Ma potrebbe essere soltanto l’anticipazione di un futuro processo di riduzione più rapido dei negozi anche al Sud.