Forte attenzione ai temi economici, ma anche all’organizzazione efficiente del lavoro
La contrattazione collettiva nel pubblico impiego, dopo anni di torpore, riprende a viaggiare con vigore. Ne dà conto l’Aran nel suo rapporto annuale dedicato alla contrattazione integrativa, quella che viene praticata a livello di ogni singola amministrazione. Si tratta di un passaggio importante, in quanto con la contrattazione integrativa le amministrazioni provano a coniugare la produttività e l’efficienza dei servizi con il rafforzamento del potere d’acquisto degli stipendi, come accade nel settore privato. Al netto di alcune differenze normative e di carattere fiscale, peraltro evidenziate spesso dalle federazioni di categoria della Ugl, che in parte sono state sanate nell’ultima legge di bilancio, il 2025 si è chiuso con 18.197 intese, il numero più alto mai raggiunto prima. Rispetto a dieci anni fa, durante il governo Renzi, l’incremento è stato del 37,4%. I protocolli integrativi coprono una platea due milioni e 50mila dipendenti, pari al 78,8% dei 2,6 milioni di dipendenti pubblici ricompresi nei comparti e nelle aree di contrattazione dell’Aran. Come per la contrattazione collettiva nazionale, anche con riferimento agli integrativi è in netto miglioramento la percentuale di quelli sottoscritti nel periodo contrattuale di riferimento. In particolare, oltre il 90% degli enti locali sottoscrive l’accordo integrativo con i sindacati entro il periodo annuale di riferimento.