di Francesco Paolo Capone
I segnali incoraggianti che arrivano dall’automotive, tra i risultati di Transizione 5.0 e i dati sulle consegne globali di Stellantis nel secondo trimestre del 2026, devono essere assolutamente messi a frutto.
Come emerso dal tavolo odierno presso il Mimit sul settore e, in particolare, sull’andamento degli stabilimenti italiani di Stellantis, l’esigenza maggiore che si avverte è la revisione immediata delle regole Ue sulle emissioni di CO₂, che, con il Green Deal, hanno fortemente contribuito alla crisi del settore automotive in Italia e nel resto d’Europa. Tant’è vero che raggiungere i livelli pre-crisi del 2019 (circa -13,5%) resta un’impresa ardua.
Fa bene il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a battersi affinché venga anticipata l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act, prevista per il 2029, affinché siano al più presto introdotti nel sistema requisiti come il “Made in Europe”.
È altrettanto importante proseguire con determinazione sulla strada dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione. I dati positivi sugli investimenti produttivi sostenuti dagli incentivi previsti dal programma Transizione 5.0 rappresentano un elemento importante per accompagnare le imprese nei processi di automazione e digitalizzazione. In questo quadro, anche la crescita delle consegne di Stellantis nel secondo trimestre del 2026 costituisce un segnale significativo per l’intero comparto automotive, una filiera strategica per l’occupazione e per il sistema industriale nazionale. È fondamentale che questa dinamica positiva si traduca in maggiori investimenti e produzione negli stabilimenti italiani, tutelando l’occupazione e creando nuovo lavoro di qualità. La capacità delle imprese di competere sui mercati internazionali rappresenta senza dubbio un punto di forza fondamentale per il sistema Paese. In tal senso, l’estensione del modello delle Zone Economiche Speciali può contribuire a creare un contesto più favorevole alla crescita.
Positiva anche l’attenzione del Governo verso strumenti capaci di accelerare autorizzazioni e investimenti anche in altre aree del Paese. Resta centrale il tema delle politiche attive. Occorre rafforzare la formazione tecnica e scientifica, con particolare attenzione alle lauree triennali e alle discipline STEM, per rispondere alla domanda di nuove competenze da parte delle imprese. Al contempo, non vanno sottovalutati i rischi legati agli elevati costi dell’energia e alle crescenti tensioni internazionali che incidono direttamente su lavoratori e imprese.
È, dunque, necessario puntare sulla competitività e sulla sovranità economica, rafforzando politiche industriali e commerciali più selettive, capaci di proteggere le filiere strategiche, sostenere la produzione interna e ridurre le dipendenze nei settori essenziali.
La sfida è costruire una crescita solida, fondata su innovazione, buona occupazione e difesa dell’interesse nazionale e, così anche, del Vecchio Continente.