di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
La tragica morte di Marco Francone, imprenditore agricolo e sindaco di Levice, travolto dal trattore mentre lavorava nel suo noccioleto, costringe il sindacato, la politica e tutta la società civile a riflettere, ancora una volta, sul dramma delle morti sul lavoro. Alla sua famiglia e all’intera comunità di Levice va il cordoglio più sincero dell’Ugl. Questa vicenda rappresenta una delle tante sfaccettature del tema della salute e della sicurezza sul lavoro, perché, in questo caso, infatti, la vittima non è un lavoratore dipendente, ma un imprenditore agricolo che operava nella propria azienda. Per questo sarebbe sbagliato limitarsi a ricondurre questa tragedia al mancato rispetto delle norme per inseguire il profitto a discapito della sicurezza dei lavoratori. In questa occasione siamo di fronte, piuttosto, a un’altra emergenza, altrettanto grave: la carenza di una diffusa cultura della sicurezza, che riguarda tutti, indipendentemente dal ruolo ricoperto. Troppo spesso si tende a pensare che l’esperienza, l’abitudine o la conoscenza del proprio lavoro siano sufficienti a evitare i rischi. Purtroppo, non è così. L’agricoltura continua a essere uno dei comparti più esposti agli infortuni gravi e mortali, anche a causa dell’utilizzo di mezzi e macchinari che richiedono la massima attenzione e il rigoroso rispetto delle procedure di sicurezza. Nessuno può ritenersi immune dal rischio e proprio per questo la prevenzione deve diventare un patrimonio condiviso. L’Ugl sostiene da tempo che la battaglia contro le morti sul lavoro debba essere combattuta su due fronti, entrambi indispensabili. Da un lato occorre rafforzare i controlli, coordinare le banche dati e rendere più efficaci le sanzioni nei confronti di chi viola le norme, perché il rispetto delle regole e della sicurezza dei dipendenti non può essere considerato un costo, ma un dovere imprescindibile. Dall’altro è necessario investire con ancora maggiore convinzione nella formazione, nell’informazione e nella diffusione di una vera cultura della sicurezza, capace di coinvolgere sia i lavoratori che le imprese. In questa prospettiva, è fondamentale partire dalle nuove generazioni. La cultura della prevenzione deve entrare stabilmente nelle scuole, affinché ragazze e ragazzi acquisiscano fin da giovani la consapevolezza del valore della salute e della sicurezza. Educare alla prevenzione prima ancora dell’ingresso nel mondo del lavoro significa formare cittadini e lavoratori più responsabili, contribuendo a costruire un cambiamento culturale duraturo che rappresenta il presupposto indispensabile per ridurre il numero degli incidenti. La sicurezza deve diventare un valore condiviso, da praticare ogni giorno attraverso comportamenti responsabili, aggiornamento continuo e piena consapevolezza dei rischi, per tutti: dipendenti, datori di lavoro e lavoratori autonomi, per evitare tragedie che, nella maggior parte dei casi, si sarebbero potute evitare.