di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Bolla o non bolla, l’impatto delle tecnologie legate all’IA sulla formazione del personale e sulla crescita del sistema industriale italiano nel settore hi-tech è e sarà incontrovertibile. Guardando ai mercati azionari, soprattutto oggi, dove stiamo assistendo ad una ondata di ribassi subiti dai titoli high-tech, dovuta alle crescenti preoccupazioni su una possibile bolla legata all’Intelligenza Artificiale, si potrebbe immaginare il contrario.
In ogni caso, bolla o non bolla, non possiamo sperare – e comunque non lo farei – che l’IA si riveli nel mondo reale una bufala o una bolla di sapone: l’innovazione e lo sviluppo tecnologico sono realtà, necessità senza le quali sia il potenziale professionale-lavorativo dei singoli sia il potenziale di crescita di aziende e di intere economie non potrebbero mai davvero dispiegarsi e, quindi, competere in mercati sempre più sofisticati e agguerriti.
Come ha ricordato oggi il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, parlando al “Made Future Industry Award 2026”, i dati dicono che la digitalizzazione complessiva del sistema produttivo italiano è ancora bassa e che l’azione di recupero va fatta in modo più convinto e sistemico. Ne siamo convinti anche noi dell’UGL.
Bolla o non bolla, la corsa all’intelligenza artificiale non riguarda soltanto software e algoritmi, ma chiama in causa il modello di sviluppo industriale del Paese. Secondo un’analisi riportata dal Corriere della Sera, due giorni fa, sono 22 le aziende italiane che superano i 4 miliardi di euro di fatturato, ma tra queste non figurano grandi gruppi dell’hi-tech. Il rischio è che l’Italia si profili come un mercato di consumo di tecnologie sviluppate altrove, anziché come un protagonista della nuova rivoluzione industriale. E questo non lo auspichiamo, prima di tutto da sindacalisti. Sì, perché sappiamo molto bene che qualsiasi rivoluzione industriale va ad impattare direttamente non solo sul lavoro e sui lavoratori, ma anche sulla società. L’innovazione tecnologica modificherà profondamente competenze e professionalità, rendendo indispensabile un grande investimento nella formazione continua e nelle politiche attive. Accompagnare i lavoratori nella transizione digitale significa trasformare un potenziale fattore di discontinuità in un’opportunità di crescita occupazionale e di sviluppo per il sistema produttivo. Senza dimenticare il ruolo delle fonti energetiche indispensabili per alimentare la spina dorsale della nuova tecnologia digitale, i data center.
Diventano quindi necessarie, urgenti, politiche industriali di lungo periodo che integrino sviluppo tecnologico, formazione e sicurezza energetica, creando le condizioni affinché possano nascere e crescere campioni nazionali nei settori ad alta tecnologia.