di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Ormai la decisione della Bce sui tassi di interesse è presa, ma la realtà continua a inviare segnali che, indirettamente, ne mettono in discussione l’opportunità.
Tanto per cominciare è stata stabilita la data della cerimonia ufficiale (venerdì 19 giugno a Ginevra) per la firma dell’accordo di tregua fra Stati Uniti e Iran, che ha tenuto per mesi il mondo con il fiato sospeso. In seconda battuta e a seguito dell’accordo preliminare annunciato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e dal viceministro degli Esteri iraniano, con l’obiettivo di porre fine alla guerra e riprendere il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, i prezzi del petrolio sono scesi ai minimi da tre mesi. Crollati anche i prezzi del gas al Ttf del 9,2% a 42,4 euro/Mwh. Senza dimenticare le Borse europee, che hanno chiuso in rialzo a eccezione di Londra dopo l’intesa preliminare.
Infine, l’Istat, oggi, ha reso noto che nel mese di maggio 2026, l’inflazione ha registrato una variazione del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua (da +2,7% di aprile). Siamo di fronte ad «un’accelerazione dell’inflazione», che, sempre secondo l’Istituto, risente prevalentemente della dinamica dei prezzi degli energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,5%), degli energetici regolamentati (da +5,3% a +5,6%), dei servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,7%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%).
Il punto è che il combinato disposto tra inflazione e la scelta della Bce di aumentare il costo del denaro con la previsione che l’inflazione possa arrivare a raggiungere il 3% nel 2026, rischia di innescare una pericolosa contraddizione.
Di questo passo, sicuramente, come affermano le previsioni, l’inflazione potrebbe toccare la soglia del 3% entro il 2026 e potrebbe andare oltre. Le famiglie e le imprese e, aggiungo io, anche il Sindacato, sono rimasti attoniti per la scelta della Bce, che, proprio dato il contesto di instabilità globale, potrebbe mettere in ulteriore difficoltà persone e imprese. Confapi, infatti, ha detto che l’ulteriore aumento dei tassi di interesse desta forte preoccupazione per il sistema produttivo italiano e, in particolare, per le piccole e medie industrie. L’Ufficio Pubblico di Bilancio, in una nota, ha parlato di «balzo astronomico», dell’inflazione. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha incendiato i prezzi, e non solo di quelli energetici, con effetti «nefasti» per le famiglie.
L’innalzamento del costo del denaro porta, sì, ad un raffreddamento dei prezzi, ma conseguente ad una contrazione della spesa delle famiglie e degli investimenti delle imprese, scelte che impoveriscono soltanto le nostre già sofferenti economie.