Attesa per la firma dell’intesa il 19 giugno in Svizzera
Le formalità verranno concluse venerdì, ma al momento tutte le parti coinvolte – dagli Stati Uniti all’Iran, passando per il Pakistan in quanto paese mediatore – confermano il raggiungimento dell’accordo che dovrebbe mettere la parola fine al conflitto in Medio Oriente e la riapertura, nei prossimi giorni, dello Stretto di Hormuz. Un’intesa – apprezzata dalla comunità internazionale – che nel complesso presenta ancora alcune fragilità, legate perlopiù allo scenario del sud del Libano, dove Israele avrebbe compiuto nelle scorse ore nuovi raid contro postazioni di Hezbollah. E proprio questo è l’argomento che, nella giornata di ieri, più di tutti ha rischiato di compromettere l’accordo tra Stati Uniti e Iran. Per Teheran, ha sostenuto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in conversazioni telefoniche con gli omologhi di Turchia, Iraq ed Egitto, riprese dall’agenzia di stampa Fars, «è necessario che venga posta fine in modo definitivo all’aggressione e agli attacchi destabilizzanti» di Israele in Libano. La posizione israeliana, che si registra nelle dichiarazioni di diversi esponenti del governo, è che l’accordo ottenuto dagli Stati Uniti non viene ritenuto «vincolante». In particolare, ha scritto il ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir su X, «ogni volta che ci siamo arresi alla pressione internazionale a scapito della sicurezza di Israele, abbiamo pagato un prezzo in sangue con gli interessi».