Rendimenti molto significativi, fino a quattro volte la rivalutazione del Tfr
La presentazione del rapporto annuale della Covip, davanti ai rappresentanti del Parlamento, di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e delle associazioni datoriali, ha fornito l’occasione per fare ulteriori riflessioni intorno alla previdenza complementare. Al netto dei numeri già illustrati in precedenza, che segnano una crescita delle adesioni in valori assoluti e percentuali, uno degli elementi di maggiore attenzione è il differenziale di genere. Nonostante l’incremento degli ultimi anni, la partecipazione femminile rimane ancora insufficiente rispetto alle oggettive potenzialità. La componente femminile è, infatti, inferiore al 40%, aspetto che riflette le dinamiche tipiche del mercato del lavoro nazionale. La ridotta partecipazione femminile al mondo del lavoro ha, quindi, riflessi negativi anche nel futuro previdenziale delle lavoratrici. Del resto, proprio i settori che più marcatamente occupano donne sono pure quelli nei quali la previdenza complementare è meno diffusa. Si pensi, ad esempio, al pubblico impiego e alla sanità. Permane, inoltre, l’altro tradizionale gap, quello territoriale. Il 57,3% degli aderenti ad un fondo di previdenza complementare risiede in una delle regioni del Settentrione, con tutte le regioni meridionali al di sotto della media nazionale. Rispetto ai rendimenti, il 2025 si è chiuso con risultati medi compresi fra il 7,5 e il 10%, sempre comunque sopra alla rivalutazione del Tfr.