Lavoro e libertà
Il quarto capitolo della lettera enciclica Magnifica Humanitas è, probabilmente, quello che parla più direttamente anche al sindacato. Esso è dedicato all’azione di custodire l’umano nella trasformazione, poggiando su «verità, lavoro, libertà». La verità è un bene comune. «La disinformazione non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente»; «per questo, «chi controlla le piattaforme digitali e i mezzi di comunicazione possiede una notevole capacità di incidere sull’immaginario collettivo e di proporre come desiderabile una certa visione della realtà». È fondamentale arrivare ad una ecologia della comunicazione: «il primo compito che abbiamo è quello di non demonizzare né idolatrare gli strumenti, ma di governarli a partire da un punto fermo» che riporta a quella che Leone XIV definisce una alleanza educativa per l’era digitale. «La scuola è il luogo in cui le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona». Sono tre le sfide improrogabili. La prima è sociopolitica, per superare le forti disuguaglianze negli Stati e nelle diverse aree del mondo; la seconda è pedagogica, con la necessità di adeguare i sistemi formativi al ritmo dei cambiamenti; la terza è intellettuale e sapienziale.

Chiave essenziale
Fin dalla Rerum Novarum, la «Chiesa ha richiamato l’attenzione sulla tutela dei lavoratori e sulla necessità di contrastare ogni forma di sfruttamento», riconoscendo «nel lavoro la chiave essenziale per comprendere l’intera questione sociale». È con il lavoro che la persona sviluppa le sue molte dimensioni. Per evitare le derive proprie dell’intelligenza artificiale e della robotica, «occorre progettare sistemi centrati sulla persona e non soltanto sulla prestazione». Per questo, «la disoccupazione è un male grave», «una vera calamità sociale»; di conseguenza, «l’obiettivo di maggiori profitti non può giustificare scelte che sacrificano sistematicamente l’occupazione». Il lavoro, però, non è soltanto sostentamento economico, ma è luogo di espressione e di relazioni umane. Associazioni, sindacati, cooperative e opere assistenziali, nate nel solco della Rerum Novarum, hanno contribuito a migliorare la legislazione del lavoro, ma oggi tali soggetti sono chiamati «ad aprirsi alle nuove forme di lavoro e ai nuovi lavoratori». Ogni ulteriore «introduzione di automazione e intelligenza artificiale dovrebbe essere accompagnata da scelte verificabili di tutela dell’occupazione, di riqualificazione e di partecipazione dei lavoratori», con politiche attive accessibili e la responsabilità di impresa per la dignità del lavoro.