Non solo difesa, anche energia: la strategia italiana per la spesa UE. Meloni e Fitto Meloni in trattativa con Bruxelles per ottenere fondi e flessibilità
Il ragionamento non fa una piega: «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa. Io sostengo con forza che dobbiamo occuparci della difesa, voglio che l’Italia sia una nazione che non deve dire grazie a nessuno, ma se non diamo risposte alle crisi rischiamo che non ci sia più niente da difendere. Per questo serve equilibrio». Lo ha detto oggi il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, Meloni a Mattino Cinque, su Canale 5, aggiungendo che «di fronte a una crisi globale non possiamo pensare che i singoli governi possano rispondere con gli strumenti ordinari. Per questo abbiamo chiesto alla Commissione Europea di estendere la flessibilità già concessa per sicurezza e difesa agli strumenti per attenuare l’impatto della crisi internazionale su famiglie e imprese». L’Italia, si sa, è in attesa di una risposta dall’UE sullo stop o comunque una revisione al Patto di Stabilità, perché l’emergenza c’è e non bisogna aspettare che peggiori, ancora, ma ha anche prospettato delle soluzioni. Quello che il governo italiano ha in mente, da una parte, è una sospensione del Patto di Stabilità per le spese per l’energia, proposta sulla quale «c’è un’interlocuzione in corso» con la Commissione Ue, «noi lavoriamo perché si trovi un accordo il prima possibile e si possa tornare alla normalità. Siamo molto impegnati soprattutto a livello diplomatico su questo obiettivo». Diplomazia, attenzione, cioè nessuno strappo né rottura con Bruxelles, come strumentalmente cercano di far credere le opposizioni. Qui entra in gioco il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Raffaele Fitto, il quale proprio questa mattina ha scritto ai ministri responsabili della politica di coesione per chiedere di utilizzare «con urgenza tutti gli strumenti disponibili: l’Unione europea ha le risorse per rispondere, e dobbiamo mobilitarle adesso». A breve, aggiunge, «invierò una lettera analoga anche alle Regioni». I fondi indicati da Fitto per fare fronte alla crisi energetica sono il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo di coesione, il Fondo per una transizione giusta (Jtf), creando, è l’idea del vicepresidente, «nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari». A ciò si aggiunge anche l’utilizzo di altre due leve: AccelerateEU e il Piano d’azione per i fertilizzanti (altra emergenza). Due filoni diplomatici che viaggiano su binari paralleli e la trattativa dell’Italia, cioè di Giorgia Meloni, per arrivare a uno scostamento, purché con il “via libera” di Bruxelles, è sul modello del progetto Safe per la difesa. La trattativa è «difficile», inutile negarlo, e una risposta dovrebbe arrivare entro la prossima settimana.