Secondo il più recente “Rapporto Sport”, realizzato dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e da Sport e Salute S.p.A., i livelli occupazionali risultano in crescita

Lasciando da parte per un momento i risultati sportivi che hanno entusiasmato recentemente gli italiani – le imprese di Jannik Sinner, i record di medaglie alle Olimpiadi invernali – o deluso – l’ennesima mancata qualificazione della Nazionale al Mondiale di calcio -, quello sportivo è un mondo che non offre soltanto intrattenimento: genera anche migliaia di posti di lavoro. Un “esercito” di persone che raggiunge 421 mila unità, divise tra chi risulta occupato in «attività strettamente connesse» (servizi media, marketing, consulenze, legali…), «attività connesse in senso lato» (logistica, trasporti, servizi generali…) e «attività sportive in senso stretto» (atleti professionisti, gestori di impianti, istruttori…). Secondo i dati consolidati del più recente “Rapporto Sport”, realizzato dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e da Sport e Salute S.p.A., i livelli occupazionali risultano in crescita rispetto al 2023: nel 2024 sono state registrate oltre 8 mila unità in più. Il contributo maggiore all’aumento degli occupati nel settore sportivo è offerto dalle «attività strettamente connesse», che impiegano complessivamente oltre 219 mila lavoratori. A seguire le «attività connesse in senso lato» e le «attività sportive», rispettivamente con 112 e 89 mila addetti. I dati del Rapporto Sport ci ricordano che il sistema sportivo italiano non è un semplice divertimento di massa o un dispensatore di emozioni domenicali, ma un’industria matura e complessa. Un comparto capace di generare occupazione qualificata — soprattutto nei servizi, nel marketing e nella tecnologia — e di mostrare una crescita costante. Sostenere lo sport, oggi, non significa solo finanziare i talenti del futuro, ma investire su un pilastro fondamentale del nostro welfare economico e occupazionale.