di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
I quattro incidenti avvenuti nella scorsa giornata, che in meno di 24 ore hanno provocato la morte di altrettanti operai tra Toscana, Emilia-Romagna e Sicilia, rappresentano l’ennesima e inaccettabile conferma della gravità dell’emergenza sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel Lucchese, ad Altopascio, un lavoratore di trent’anni è rimasto schiacciato sotto una pressa. A Cavriago, Reggio Emilia, ed a Catania altri due operai sono morti in circostanze simili, travolti entrambi da un muletto. Infine, il decesso di un trentacinquenne nel Siracusano, colpito da un pallet durante operazioni di scarico di pannelli fotovoltaici. Una sequenza drammatica che riporta con forza al centro del dibattito pubblico il tema della tutela della vita dei lavoratori e della necessità di rendere la sicurezza una priorità permanente delle politiche industriali e occupazionali del Paese, affrontando il problema con misure concrete e strutturali e una strategia condivisa che metta al centro prevenzione, controlli e formazione. Sono già 192 le vittime del lavoro nel primo trimestre dell’anno, di cui 137 sul luogo di lavoro e in itinere, in calo dell’8,6% rispetto alle 210 registrate nello stesso periodo del 2025, ma ancora troppe. Le morti sul lavoro non possono essere considerate fatalità inevitabili, piuttosto rappresentano il risultato di carenze organizzative, scarsa manutenzione, ritmi produttivi eccessivi o insufficiente conoscenza e rispetto degli standard di sicurezza. È indispensabile intervenire con decisione investendo maggiormente nella prevenzione e rafforzando i controlli attraverso strumenti innovativi, come, ad esempio, l’integrazione dei dati provenienti dai diversi sistemi informativi. Fondamentale, inoltre, promuovere percorsi di formazione e addestramento continui, a partire già dalle scuole, per diffondere una vera cultura della sicurezza. Allo stesso tempo, è necessario contrastare con fermezza il lavoro irregolare, gli appalti al massimo ribasso e tutte quelle pratiche che finiscono inevitabilmente per comprimere i diritti e abbassare il livello delle tutele. Solo attraverso uno sforzo comune tra istituzioni, imprese e parti sociali sarà possibile ridurre drasticamente gli infortuni gravi e mortali e garantire condizioni di lavoro realmente sicure, superando definitivamente una visione che considera la sicurezza un semplice adempimento burocratico o un costo aggiuntivo per le imprese e comprendendo che investire nella tutela dei lavoratori significa, invece, rafforzare la qualità del sistema produttivo, aumentare la competitività e consolidare la responsabilità sociale delle aziende. La civiltà di una nazione si misura anche dalla capacità di garantire che ogni lavoratore possa tornare a casa sano e salvo al termine della giornata. Fermare questa strage è una priorità assoluta e non più rinviabile.