Uno degli aspetti di maggiore interesse che si ha dall’analisi dei dati Inail è quello che rimanda al differente rischio per regione. Sono sei le regioni che presentano un dato superiore alla media nazionale. Prendendo in considerazione solo gli infortuni mortali sul posto di lavoro ed escludendo quindi quelli in itinere e pesando gli stessi per il numero di occupati come censito dall’Istat, si arriva ad una fotografia puntuale del rischio infortunistico. La graduatoria delle regioni in base all’indice di incidenza vede la Sicilia al primo posto (indice di incidenza pari a 9,4 ogni milione di occupati), davanti a Molise (9,3), Liguria (9,2), Puglia (8,5), Veneto (7,3) e Toscana (7,2). Sopra la media nazionale (5,7) anche la Campania (6,8) e le Marche (6,1). Tutte le altre regioni sono al di sotto della media nazionale, con la graduatoria che è chiusa da Basilicata, Trentino Alto-Adige e Valle d’Aosta, dove non si sono registrati incidenti mortali in occasione di lavoro nei primi tre mesi dell’anno. Il Piemonte è al nono posto della classifica (5,4), con, a seguire, le altre regioni: Lombardia (5), Sardegna (5), Lazio (4,5), Emilia-Romagna (4,3), Abruzzo (3,9), Umbria (2,6), Friuli-Venezia Giulia (1,9) e Calabria (1,8). L’analisi territoriale, elaborata attraverso l’indice di incidenza consente di valutare il rischio reale indipendentemente dalla diversa dimensione demografica e occupazionale delle regioni italiane, valutando così i vari fattori (struttura produttiva, efficacia dei controlli, condizioni concrete).