Ferrari debutta con la sua full-electric in una tempesta di polemiche e reazioni. Elkann: «Con Luce, ridefiniamo ancora una volta i limiti del possibile»
È l’inizio di una nuova era in casa Ferrari. Luce, la prima auto elettrica, è venuta alla ribalta. Non più un motore rombante e dal ritmo preciso come un metronomo e un design completamente diverso dal passato. Non più il cofano lungo e affusolato con l’abitacolo arretrato, ma una silhouette molto simile a una conchiglia. Sì, perché Maranello ha deciso di affidare il design di Luce a Jony Ive e Marc Newson ovvero due artisti, uno britannico e l’altro australiano, famosi per device Apple, sedie ed elettrodomestici. Applicando il loro stile a un’auto Ferrari, forse per sottolineare che la prima auto full-electric sarà unica nel suo genere, le forme appaiono troppo lontane dai canoni di bellezza tradizionali per cui il marchio Ferrari si è sempre distinto, tanto da renderlo non imitabile persino dagli asiatici. C’è anche un altro aspetto “romantico” da considerare: il tipico sound del rombo prodotto dal motore termico – motore, ricordiamo a trazione anteriore, intorno al quale viene costruita l’intera auto e dal ritmo preciso come un metronomo – è stato sostituito da un suono artificiale, riprogettato dopo ben quattro anni di intensi studi. Poco sembra importare che si tratti, comunque, di una supercar sportiva, con caratteristiche tali da raggiungere prestazioni ai vertici della categoria: 0-100 km/h in 2,5 secondi; 0-200 km/h in 6,8 secondi con una velocità massima di 310 km/h, una potenza massima complessiva di 1050 CV e un’autonomia superiore ai 530 km. Insomma, non un giocattolo: cinque anni di lavoro, oltre 60 nuovi brevetti, quattro motori elettrici, cinque posti. Il costo in Italia è di 550 mila euro (molto/troppo alto). Tra ieri e oggi Luce è stata presentata dai vertici aziendali di Ferrari Spa, il presidente John Elkann e l’ad Benedetto Vigna, sia al Capo dello Stato Sergio Mattarella al Quirinale sia a Papa Leone XIV e a loro è piaciuta. Ma non ai mercati: le quotazioni di Maranello sono scese del 6,1% perché gli investitori temono che la netta rottura visiva dell’auto rispetto all’estetica sportiva tipica di Ferrari — e il suo ingresso in un segmento in cui la domanda si sta rivelando difficile da conquistare — rappresenti un rischio significativo per il marchio.