Tempi stretti per non perdere ulteriori margini di produttività e di occupazione

Il rapido sviluppo delle tecnologie digitali richiederà un enorme sforzo organizzativo, considerando che quasi sei lavoratori su dieci saranno costretti ad aggiornare le loro competenze in materia al più tardi entro il 2030. È questo quello che emerge dal rapporto Eurispes, dedicato proprio all’analisi delle competenze dei lavoratori in Italia, alla luce dei cambiamenti demografici e tecnologici. Tale aggiornamento si rende necessario al fine di rilanciare la produttività oraria nel nostro Paese, cresciuta di appena lo 0,2% in oltre vent’anni, fra il 2002 e il 2024. Chiaramente, la bassa produttività dipende anche da altri fattori, osserva l’Eurispes, dai bassi livelli di innovazione delle imprese e alla dimensione aziendale. Pesa molto pure la ridotta occupazione femminile, ferma al 57,4% a fronte di una occupazione maschile al 76,8%. Tutti aspetti che i rappresentanti e le rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno portato al tavolo di discussione con il Governo, con il Parlamento, ma anche all’interno del Cnel. Tornando al rapporto, esso evidenzia, ancora una volta, il persistere di forti squilibri territoriali, di genere e generazionali. Non è un caso, quindi, che l’azione dell’esecutivo, in materia di incentivi all’occupazione, continua a concentrarsi proprio sulla Zes unica per il Mezzogiorno, sulle donne e sui giovani. L’ultimo intervento è contenuto nel decreto-legge 62/2026.