Osservato un indebolimento della crescita e un peggioramento della fiducia

Le indagini congiunturali segnalano un indebolimento della crescita e dallo scoppio della guerra la fiducia di consumatori e imprese riguardo al futuro si è incrinata. Così la Banca Centrale Europea nell’ultimo Bollettino mensile spiegando che, secondo le prospettive, gli elevati costi dell’energia continueranno a pesare sui redditi reali, «accentuando la riluttanza di famiglie e imprese a consumare e a investire». Ad attenuare le ripercussioni della guerra, secondo l’Eurotower, sono fattori come la disoccupazione, rimasta sui minimi storici (al 6,2%) mentre «le famiglie beneficiano ancora di una solida posizione finanziaria e gli investimenti dovrebbero continuare a essere sostenuti dalla maggiore spesa pubblica per difesa e infrastrutture e dai crescenti investimenti delle imprese nelle nuove tecnologie digitali». In generale, però, secondo la BCE è chiaro l’impatto del conflitto sull’attività economica dell’Eurozona. L’inflazione, per esempio, ad aprile si è portata al 3% dal 2,6% del mese precedente, riflettendo i rincari che hanno interessato i beni energetici, per i quali l’inflazione è salita a oltre il 10% dal 5,1% di marzo. «La guerra in Medio Oriente – si legge nel Bollettino – resta un rischio al ribasso per l’economia dell’area dell’euro, inasprendo il contesto politico mondiale già di per sé mutevole. L’interruzione prolungata dell’approvvigionamento energetico potrebbe far aumentare ulteriormente le quotazioni energetiche per un periodo più lungo rispetto a quanto attualmente atteso».