La strategia del ministero dell’Istruzione per uscire da una questione vecchia di trent’anni

Per molti versi, si tratta della conferma della bontà di un percorso avviato in questi anni che sta portando alla stabilizzazione del personale tecnico-amministrativo, impiegato con contratti a tempo determinato più volte reiterate. È questo, in sintesi, l’osservazione che arriva dal ministero dell’Istruzione e del merito, dopo che l’Alta corte di giustizia europea è nuovamente intervenuta sulle mancate assunzioni di personale precario al superamento dei trentasei mesi. Del resto, la questione risale addirittura a delle norme degli ultimi anni del secolo scorso, compreso il decreto ministeriale 430/2000 sul conferimento delle supplenze del personale Ata. Come già avvenuto per il personale docente, il ministero dell’Istruzione conferma la volontà di arrivare ad una soluzione definitiva, in linea con le osservazioni dei giudici europei e, soprattutto, rispondendo alle richieste avanzata dalle sigle di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che, negli anni, si sono esposte sul tema. Nelle prossime settimane, a seguito di un confronto con i sindacati, dovrebbe arrivare una norma ad hoc che, stando alle prime anticipazioni, dovrebbe assicurare la copertura dei posti da pensionamento e quelli vacanti e disponibili, replicando il modello già adottato con i docenti. Ciò dovrebbe assicurare il superamento dell’annosa questione, garantendo così la stabilizzazione del lavoro e il rafforzamento dei servizi.