di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Alla luce, piuttosto sfocata, di quanto sta accadendo in termini geopolitici, sindacati e imprese, in ordine sparso, sono arrivati quasi tutti alle medesime conclusioni.

Noi dell’UGL non possiamo ontologicamente condividere la strategia di quelli che, in queste ore, si stanno divertendo a bacchettare il governo Meloni per aver mancato, dello 0,1%, l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo. Non conforta neanche sapere, come riferito ieri dall’Ocse, che, nel rivedere al ribasso le stime di crescita per l’Italia, ha sottolineato la capacità della nostra economia di reggere l’impatto degli shock degli ultimi mesi. Perché la domanda successiva da farsi è «fino a quando riuscirà a reggere?», visto che l’Italia resta esposta a una crescita debole e a vincoli strutturali.
In un contesto aggravato da costi energetici alti “di default” e da una forte dipendenza dai combustibili fossili, come organizzazione sindacale abbiamo indicato la necessità di rivedere regole europee come, in primis, il Patto di Stabilità, che limitano la capacità degli Stati di intervenire in modo efficace, e di garantire maggiore flessibilità sugli investimenti strategici, in particolare nel settore energetico, nonché di consentire politiche espansive in grado di sostenere la crescita, di contrastare le spinte inflattive e prevenire una nuova crisi economica e sociale. Stante la procedura per deficit eccessivo ancora in vigore per l’Italia, urgono strumenti adeguati alla fase in atto per tutelare, in primo luogo, le persone che rappresentiamo lavoratori e famiglie, ma anche imprese e rafforzare la tenuta del sistema produttivo.
Allo stesso modo, con diverse sfumature, hanno dimostrato di pensarla sia Cisl sia insieme, in un incontro che si è svolto ieri, Confindustria e Cgil. A che pro disperdere tante energie?
Stando così le cose e alla luce del vertice informale dei 27 leader dell’Ue, a Cipro, su Medio Oriente, crisi energetica e Ucraina, ritengo che, prima di tutto, si dovrebbe sostenere interamente come Paese – quindi maggioranza e opposizione, tutte le organizzazioni sindacali e tutte le imprese, dalle grandi alle pmi – la posizione assunta dal nostro premier, Giorgia Meloni, che ha esortato l’Europa ad essere «più coraggiosa», chiedendo cioè insieme  al piano “AccelerateEU”, da solo non sufficiente, uno stop al Patto di Stabilità e la riforma degli Ets.
In conclusione, dobbiamo tutti uscire dalle nostre rispettive zone di comfort, soprattutto politiche, per unire e non disperdere le nostre forze e concentrarle in un’unica direzione nell’interesse prioritario del Paese, dimostrandoci così pronti, come sistema, ad affrontare l’ennesima “sfida senza precedenti” degli ultimi 5 anni.