Così il premier dal Salone del Mobile dopo i dubbi del Colle sui rimpatri: «Trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc»
«Sul decreto sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni». Interviene così, sul decreto sicurezza, il premier Giorgia Meloni, in un punto stampa al suo arrivo alla Fiera di Milano Rho, in occasione dell’inaugurazione del Salone del Mobile. Una precisazione che giunge l’indomani del colloquio al Quirinale tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano sulla norma che prevede incentivi agli avvocati che favoriscono il rimpatrio volontario dei loro assistiti (nel pomeriggio di oggi il Cdm per trovare una soluzione). «Non mi è esattamente chiara – ha poi aggiunto Meloni – la ragione per la quale noi che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato. È uno strumento che l’Europa ci chiede di intensificare, uno strumento che stiamo lavorando per rafforzare. Almeno su questo mi pareva che fossimo d’accordo. Ora scopro che non siamo d’accordo più neanche sul rimpatrio volontario assistito, ma noi andiamo comunque avanti con delle norme che consideriamo di assoluto buon senso».