Oltre alla spesa sanitaria, a fare la differenza sono l’efficacia dei programmi di screening e gli stili di vita della popolazione

Nel 2024 nell’Unione europea oltre 1,2 milioni di persone sono morte a causa di un tumore, responsabile di un quarto dei decessi complessivi. Lo ricorda uno studio coordinato da Diego Serraino, consulente epidemiologo di Alleanza Contro il Cancro (Acc), la Rete Oncologica del ministero della Salute che raccoglie 27 Irccs. L’analisi, in via di pubblicazione sulla rivista “Cancer Epidemiology” e che si inserisce nella Joint Action europea EUnetCCC, iniziativa dello European Beating Cancer Plan per rafforzare la rete dei centri oncologici di eccellenza e ridurre le disuguaglianze tra i Paesi europei, registra significative differenze a livello territoriale: i tassi di mortalità variano fino a 1,5 volte, oscillando da quasi 197 decessi per 100mila abitanti in Lussemburgo a circa 300 in Slovacchia. In alcuni Paesi, specie nell’Europa orientale, la mortalità è più elevata e l’eccesso coinvolge principalmente gli uomini. Tra le donne emergono criticità anche nei sistemi sanitari considerati avanzati – Danimarca, Germania, Paesi Bassi -, con numeri superiori alle attese soprattutto per un aumento dei casi di tumore al polmone. E l’Italia? Il nostro Paese è tra quelli con i dati migliori, registrando circa 14 mila decessi in meno rispetto ai livelli attesi sulla base della media europea con un saldo negativo in entrambi i generi, sia tra gli uomini (-9.671) che tra le donne (-4.722). Chi ha condotto la ricerca sostiene che le differenti performance non possono essere spiegate esclusivamente attraverso il livello di spesa sanitaria. A incidere sono anche altri fattori, organizzativi, sociali, culturali. Come, ad esempio, l’accesso ai programmi di screening e gli