di Francesco Paolo Capone</em>
Segretario Generale UGL

I tempi biblici dell’Europa, in questa nuova e inedita crisi, sarebbero, a dir poco, fatali. Siamo d’accordo con il Fondo Monetario Internazionale quando, nel presentare la sessione primaverile dei lavori del Fondo e della Banca mondiale, sullo stato di salute economica dell’Europa, ha lanciato l’allarme: la guerra in Iran, e la conseguente contrazione della quantità e delle riserve di petrolio disponibili, porterà ad uno «shock globale» dai contorni inediti che lascerà «cicatrici permanenti sull’economia globale». Come organizzazione sindacale, concordiamo anche sul fatto che gli effetti del conflitto si tradurranno in una crescita globale più lenta nel 2026. Ecco perché il Fmi ha tagliato le stime di crescita globale al 3,1% nel 2026. Leggermente meglio va per l’Italia dove il Pil è visto allo 0,5% sia nel 2026 che nel 2027 e per il resto d’Europa, poiché l’Eurozona galleggia poco sopra l’1%, con la Germania che procederà a scatti, arrancando al di sotto dell’1%. D’altronde, lo scenario peggiore prospettato è quello di interruzioni energetiche prolungate.
Molto meno d’accordo siamo con le soluzioni prospettate dal Fondo, per evitare ciò che i mercati temono di più, ovvero la recessione: il Fondo ha esortato i Paesi a non sospendere le regole di bilancio e a ridurre il deficit, mantenendo gli aiuti energetici temporanei e mirati.
Onestamente, siamo tra quelli che, come il vicepremier Salvini e il premier Meloni, la pensano al contrario. Di fronte agli scenari prospettati, anche e soprattutto per l’Italia, appare sempre più evidente la necessità di rivedere regole europee come il Patto di Stabilità, che rischiano di limitare la capacità degli Stati di intervenire in modo efficace. È fondamentale garantire maggiore flessibilità sugli investimenti strategici, in particolare nel settore energetico, e consentire politiche espansive in grado di sostenere la crescita, contrastare le spinte inflattive e prevenire una nuova crisi economica e sociale. Il dibattito in corso sulla possibilità di superare vincoli eccessivamente stringenti va nella direzione giusta: servono strumenti adeguati alla fase che stiamo vivendo, per tutelare in primo luogo i lavoratori e rafforzare la tenuta del sistema produttivo. È soprattutto su lavoratori, famiglie e imprese, in un contesto già aggravato dall’aumento dei costi energetici e dall’incertezza globale, che si andrebbero a ripercuotere i peggiori effetti collaterali di una crisi globale senza precedenti.

Solidarietà a Meloni

«A nome dell’UGL esprimo solidarietà al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a seguito delle recenti dichiarazioni del Presidente Donald Trump. In una fase internazionale già segnata da forti tensioni geopolitiche ed economiche serve responsabilità e rispetto tra alleati, non ulteriori elementi di divisione».
Lo dichiara il Segretario Generale dell’UGL, Paolo Capone, in seguito alle parole pronunciate dal presidente Usa, Donald Trump, nel corso di una telefonata con il Corriere della Sera.