Ma Teheran promette attacchi «devastanti» contro Usa e Israele
«Ci stiamo avvicinando alla fine. Per completare il lavoro mancano due, tre settimane». Questa la previsione sull’esito del conflitto contro il regime iraniano del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, evidenziata durante il suo discorso alla nazione. Un intervento di circa 19 minuti in cui l’inquilino della Casa Bianca ha ribadito che i colloqui con la controparte sono in corso (una versione che da giorni viene però ridimensionata da Teheran), ma che se non dovessero portare a risultati concreti allora gli Stati Uniti intensificheranno gli attacchi su «obiettivi chiari», a partire dalle centrali elettriche. «Nelle prossime due o tre settimane li colpiremo con estrema durezza. Li riporteremo all’età della pietra», le parole di Trump. L’Iran, per il momento, non arretra dalle sue posizioni. Anzi, l’esercito ha promesso attacchi «devastanti» contro Stati Uniti e Israele a seguito delle minacce di Trump. I media internazionali riferiscono del Pakistan impegnato in contatti con gli Usa per una soluzione al conflitto. Dopo il discorso di Trump, la Cina ha chiesto la cessazione «immediata» delle ostilità. E anche il Cremlino, tramite il portavoce Dmitri Peskov, ha fatto sapere che il presidente russo Vladimir Putin è «un convinto sostenitore» dei mezzi politico-diplomatici per regolare tutte le divergenze. Proprio Putin, durante un incontro a Mosca con il ministro degli Esteri egiziano, ha auspicato che il conflitto si «concluda il più rapidamente possibile».