Lancio stanotte con il razzo Space Launch System della Nasa della missione Artemis II, l’uomo torna sulla Luna. Obiettivo, testare sistemi di supporto vitale alla capsula Orion nello spazio profondo
C’è anche un pezzo di Italia. L’uomo ha deciso di tornare sulla luna dopo 54 anni. È partita ieri sera dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, la missione ARTEMIS II. A bordo della capsula Orion, lanciata dal razzo Space Launch System (SLS), quattro astronauti diretti dal comandante Reid Wiseman. L’amministratore della Nasa Jared Isaacman ha affermato che il lancio è solo il primo atto di una serie di missioni che porteranno alla costruzione di una base lunare permanente. Ruolo dell’Italia, «realizzare i moduli abitativi destinati a consentire una presenza sicura e prolungata degli astronauti sulla superficie», ha spiegato da Washington il ministro per le Imprese, Adolfo Urso. Spiega l’Aise (Agenzia internazionale stampa estero) che la missione porterà l’equipaggio «a circumnavigare la Luna, con la possibilità di stabilire un nuovo record di distanza dalla Terra, superando quello dell’Apollo 13 del 1970». Obiettivo principale, «gettare le basi per il ritorno di esseri umani sulla superficie lunare, con la possibilità in futuro di consentire lunghe permanenze». Il tutto in una decina di giorni. L’Agenzia Spaziale Italiana ha vissuto il lancio in prima fila, riunendo esperti, rappresentanti dell’industria e giornalisti presso la sua sede, per condividere un momento storico dell’esplorazione spaziale e valorizzare il contributo italiano alle missioni internazionali. «Il nostro Paese è stato tra i primi firmatari degli Artemis Accords con la NASA, contribuendo fin dall’inizio a promuovere una cooperazione internazionale basata su trasparenza, sostenibilità e uso pacifico dello spazio», ha spiegato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente. Di Leonardo, Thales Alenia Space e Telespazio sono le tecnologie italiane protagoniste della missione.