Il leader M5s ed ex premier replica alle rivelazioni di Libero: «Nessuna aura di segretezza, nostra posizione non cambia»
Forse il caso Conte potrebbe creare qualche imbarazzo al M5s e agli alleati del centrosinistra. Perché, per dirla con il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, può comunque risaltare agli occhi chi «va in piazza a manifestare contro gli Usa insieme ai pro Pal che sfasciano le vetrine, ma poi va a pranzo con l’emissario speciale di Trump chiuso in una stanza». Un intervento che ha creato qualche malumore e tensione in Aula, riferiscono le agenzie di stampa. Ma resta il fatto che lo scoop di Libero, che ha pubblicato lo scatto di Giuseppe Conte a pranzo in un ristorante di Roma con Paolo Zampolli, amico e inviato del presidente statunitense, Donald Trump, qualche scompiglio lo ha provocato. Lo stesso Zampolli ha confermato l’avvenuto incontro al Giornale e al Corriere della Sera («Giuseppe è un amico. È anche un amico del presidente Trump, tanto che lo chiama Giuseppi. Non lo vedevo da tempo, mi sono incontrato con lui per salutarlo»). Con una lettera pubblicata anche sui social, Conte ha replicato al direttore di Libero, Mario Sechi, affermando che quelle nei suoi confronti sono «offensive accuse e scorrette insinuazioni», visto che «l’incontro non ha avuto nessuna aura di segretezza». Conte ha spiegato che «quale leader di un partito di opposizione ho ritenuto di accettare l’invito» e «non avendo segreti di sorta ho preferito io stesso che avvenisse in un luogo pubblico». Per poi aggiungere che la linea del M5s in politica estera non cambia: «Nessun cambiamento di posizione. Anzi. Massima chiarezza: ho incaricato il sig. Zampolli di riferire al presidente Trump da parte mia che considero questi attacchi all’Iran completamente contrari al diritto internazionale, per cui vanno fermamente condannati e, per quanto sta in me, non potranno mai avere il sostegno dell’Italia».