di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Approfittare della crisi. Oggi il governatore di Bankitalia ha lanciato un allarme sui rischi derivanti dai conflitti in corso, «che possono devastare i fragili equilibri europei e italiani che si erano appena reimpostati». E siamo d’accordo. In un contesto così incerto e in costante evoluzione, sottolinea ancora Panetta, sarà essenziale monitorare le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari. Che cos’è la retroazione dei salari? È un circolo vizioso, sorta di feed-back tra salari e prezzi, che si innesca nei periodi di crisi, quando l’aumento dei prezzi porta a richieste di salari più alti, i quali a loro volta spingono le imprese ad aumentare ulteriormente i prezzi per coprire i maggiori costi. Detta così, sembra sia “colpa” dei salari, se poi (quasi inevitabilmente) si viene a innescare una crescita dell’inflazione, proprio ciò che di più temono i banchieri centrali notoriamente concentrati a far sì che il tasso di inflazione resti intorno al 2%.
Ma per esperienza sul campo, noi sindacalisti sappiamo benissimo che, almeno in Italia, è molto più veloce e spesso speculativo, arbitrario, fin troppo anticipatorio il meccanismo di innalzamento dei prezzi – che poi indietro non ritornano mai e non solo per il petrolio -, mentre, come dimostrano innumerevoli dati, i salari ci mettono molto più tempo a crescere e, quando pure ci riescono, faticano molto, per usare un eufemismo, a stare al passo del costo della vita. Il costo della vita è cresciuto “soltanto” negli ultimi quattro anni del 15,7%, secondo l’indice NIC, ed è altrettanto certificato che l’Italia si posiziona al 22° posto su 34 Paesi OCSE per salari medi annui ($ 48.874), al di sotto di Austria, Belgio, Germania, Francia e Spagna. Ciò nonostante, gli interventi importanti fatti dal governo Meloni, primo e più importante dei quali il taglio del cuneo fiscale, diventato misura strutturale. Tant’è vero che sempre l’Ocse ha certificato che nel 2024 si è registrato un recupero del potere di acquisto dei salari (+3,3% rispetto al +1,0% dell’inflazione), ma la dinamica di lungo periodo è rimasta negativa (+11,0% rispetto al +20,8% dell’inflazione dal 2015 a oggi).
Con la guerra in Medio Oriente, vanificare tutto il bene fatto è più certezza che ipotesi. È necessario, quindi, riconsiderare da una parte le politiche retributive – altro che salario minimo! – per rafforzare lo strumento della contrattazione collettiva e, dall’altra, rafforzare e rimodulare quei meccanismi che, come Mr Prezzi, vigilano sulla gestione-formazione estemporanea e “situazionista” dei prezzi.
In tal senso, va sicuramente sostenuta l’idea lanciata ieri dal vicepremier Matteo Salvini di sospendere «istantaneamente» il Green Deal e il patto di stabilità.
Per il bene di tutti, lavoratori e imprese.