Ieri Donald Trump ha annunciato un accordo in 15 punti

L’indomani degli annunci di Donald Trump sulla possibilità di negoziati con il regime iraniano e di un accordo in 15 punti che porti alla conclusione delle ostilità in Medio Oriente, l’interrogativo che adesso più emerge è quello relativo alle modalità. Perché resta da capire chi si occuperà degli sforzi diplomatici e condurrà le eventuali trattative tra le parti (la Turchia si è proposta quale paese mediatore già dall’inizio del conflitto, mentre il Qatar si è tirato fuori proprio in queste ore, sostenendo che l’obiettivo principale «è porre fine agli attacchi contro il nostro paese»), come interpretare i silenzi di Teheran al riguardo e, soprattutto, quale sarà il ruolo di Israele in questo scenario. Perché se per il lato statunitense i prossimi cinque giorni rappresentano una nuova deadline (nel frattempo nella regione mediorientale sono attesi arrivare migliaia di marines e le cronache riferiscono di raid Usa proseguiti anche dopo l’annuncio di Trump), le forze israeliane stanno continuando a svolgere operazioni militari contro il regime della Repubblica islamica. Oggi l’Idf ha annunciato di avere «appena completato una serie di attacchi su larga scala a Isfahan», nell’Iran centrale. Quanto al Libano, dove l’esercito di Israele è impegnato nella guerra a Hezbollah, l’organizzazione sostenuta da Teheran, il ministro della Difesa, Israel Katz, ha dichiarato che verrà preso il «controllo» della cosiddetta «zona di sicurezza» fino al fiume Litani, circa 30 chilometri dal confine. A tale proposito, fanno sapere i media internazionali, Katz ha anche assicurato che le forze israeliane «continueranno a operare in Libano con tutta la loro forza contro Hezbollah».