Ancora tensioni sullo Stretto di Hormuz
Il regime iraniano continua a perdere pedine importanti ai suoi vertici. Stavolta l’esercito israeliano ha annunciato l’uccisione di Ali Mohammad Naini, portavoce e responsabile delle pubbliche relazioni del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. «Naini – si legge in un comunicato diffuso dall’Idf su X – ha ricoperto diversi ruoli nell’ambito della propaganda e delle pubbliche relazioni. Nel suo ruolo di principale propagandista delle Guardie rivoluzionarie negli ultimi due anni, ha diffuso la propaganda terroristica del regime ai suoi alleati in tutto il Medio Oriente al fine di influenzare e promuovere attacchi terroristici contro Israele». Restano alte le tensioni sullo Stretto di Hormuz. La dichiarazione congiunta di Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Canada e Giappone di ieri, relativa alla stabilizzazione dei mercati energetici e alla sicurezza dei traffici nello stretto, è l’ultimo capitolo di un problema più ampio che si è sviluppato nell’ambito della guerra di Stati Uniti e Israele contro il regime di Teheran. Secondo il media statunitense Axios, che cita diverse fonti a conoscenza della questione, l’amministrazione Trump starebbe valutando l’ipotesi di occupare o bloccare l’isola di Kharg per spingere l’Iran verso la riapertura di Hormuz. Ma, spiega ancora Axios, un’operazione di questo tipo potrebbe essere lanciata soltanto dopo che la capacità militare di Teheran nell’area risulti ulteriormente indebolita. Intanto, per quanto riguarda il conflitto vero e proprio, le forze armate israeliane hanno fatto sapere di aver «iniziato a colpire obiettivi del regime iraniano nella zona di Nur, a est di Teheran», sulle rive del Mar Caspio.