Referendum giustizia, dalla parte di un “Sì” consapevole. Meloni: «La riforma non è né di destra né di sinistra». «È una riforma di buon senso»

Domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo 2026, tutti i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il loro volto sul referendum relativo alla riforma della giustizia promosso dal governo. È importante ricordare che la consultazione è confermativa, quindi non abrogativa, e priva di quorum. Votare “No” significa bloccare l’intero progetto di revisione costituzionale e come, detto dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, «non avremo altre occasioni» per cambiarla. Votare “Sì” significa avvallare l’intero impianto della riforma promossa dall’esecutivo e quindi modificare la Costituzione. È stato necessario ricorrere al referendum perché la revisione costituzionale era stata licenziata dal Parlamento ma non aveva ottenuto il sostegno qualificato dei due terzi dei componenti delle Camere. Per questo motivo la decisione definitiva è stata rimessa al corpo elettorale, che, appunto, dovrà confermare o respingere la riforma. I seggi saranno aperti nella giornata di domenica 22 marzo, dalle 7 alle 23, e nella giornata di lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15. Lo spoglio avverrà alla chiusura dei seggi: i dati su affluenza e risultati del referendum saranno disponibili online su Eligendo e sull’app Eligendo Mobile. Per votare è necessario recarsi al seggio muniti di carta d’identità e tessera elettorale. Che non si tratti di una riforma “di destra” lo dimostrano le tante personalità che tra deputati, senatori, filosofi e professori – riformisti e progressisti – hanno deciso di schierarsi apertamente a favore, esprimendosi nel merito della questione senza fare calcoli elettorali e/politici a vantaggio del proprio “naturale” schieramento. Sono, per dirne alcuni, l’ex presidente della Consulta, Augusto Barbera, Stefano Ceccanti, professore di diritto costituzionale e leader del movimento Libertà Eguale, e esponenti Dem come, Pina Picierno, Anna Paola Concia, Cesare Morando e Arturo Parisi, l’ex ministro della Difesa del governo Prodi. Per non parlare di importanti pezzi del M5s che hanno deciso di non seguire le tesi del partito o, magari, è il partito che ha deciso di staccarsi dalle tesi del Movimento della prima ora. Senza dimenticare il lapsus – freudiano? – della leader del Pd, Elly Schlein, che in Piazza del Popolo, durante la loro manifestazione, si è lasciata sfuggire: «Grazie anche ai comitati, vi chiedo di appoggiare il Comitato Civico per il Sì in tutti i vostri territori».