Londra e Berlino su Hormuz: «Non è una guerra della Nato»
La guerra in Medio Oriente, avviata con i primi raid di Stati Uniti e Israele contro il regime iraniano a fine febbraio, si allarga in queste ore alle operazioni di terra limitate e mirate dell’esercito israeliano in Libano contro l’organizzazione Hezbollah. Ad annunciarlo sono state la stesse Idf, con una nota diffusa anche via X. Nel frattempo le intenzioni di Trump di riaprire lo Stretto di Hormuz con il coinvolgimento della Nato, per cui ha parlato di conseguenze negative in caso di un mancato contributo, ha registrato alcuni “no” eccellenti, tra i quali Londra e Berlino. «Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato», ha spiegato il premier britannico, Keir Starmer, parlando con i cronisti. Starmer ha poi sottolineato che Londra si muoverà «difendendo gli interessi nazionali» e «proteggendo gli alleati», ma «non entrerà in una guerra a vasto raggio». «Questa non è una guerra della Nato e non ha nulla a che fare con la Nato», ha detto invece il portavoce del governo tedesco. Una posizione analoga è stata espressa anche dall’Alto rappresentante UE, Kaja Kallas. Quanto al conflitto in Medio Oriente, Teheran, riprendendo le parole del ministro degli Esteri Abbas Araghchi su X, nega qualsiasi contatto con Washington per nuovi negoziati o una tregua. «Le nostre potenti forze armate continueranno a colpire finché il presidente degli Stati Uniti non capirà che la guerra illegale che sta imponendo sia agli americani sia agli iraniani è sbagliata e non deve mai essere ripetuta. Anche le vittime devono essere risarcite», ha sostenuto al riguardo Araghchi.