Guerra Iran, previsioni incerte e in ribasso per l’economia mondiale. L’Italia monitora, Urso: «Monitoraggio efficace, prezzi Italia inferiori a molti paesi UE»

Al momento, si naviga a vista e non solo in Italia. Nella nota Istat sull’andamento dell’economia italiana è scritto che le prospettive dell’economia mondiale all’inizio del 2026 sono caratterizzate da un’elevata incertezza, alimentata da crisi geopolitiche e mutamenti strutturali nelle politiche commerciali che hanno accentuato la frammentazione dei mercati internazionali. L’escalation del conflitto in Medio Oriente, con l’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran a fine febbraio, ha causato uno shock dal lato dell’offerta di prodotti energetici con potenziali effetti sistemici su crescita economica, occupazione e inflazione. Dunque, le prospettive sono al ribasso. La dimensione dell’impatto economico della crisi attuale è, comunque, di difficile valutazione e dipenderà dalla sua persistenza e dall’eventuale compromissione delle infrastrutture estrattive o delle rotte di approvvigionamento. Può rappresentare una speranza o un segnale positivo il fatto che gli Stati Uniti hanno autorizzato (temporaneamente) la vendita di petrolio russo immagazzinato sulle navi? Difficile da dire anche questo. Nel frattempo, in Italia, oggi, si è svolta al MIMIT la nuova riunione della Commissione allerta rapida, convocata dal Garante per la sorveglianza dei prezzi (Mr Prezzi) su indicazione del capo dello stesso dicastero, Adolfo Urso, dedicata all’andamento dei mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti. Incontro al quale hanno partecipato, oltre ai ministeri competenti, la Guardia di Finanza, le Autorità competenti in materia, tra cui Arera, Banca d’Italia, Istat e Autorità garante della concorrenza e del mercato, le organizzazioni sindacali, i rappresentanti delle associazioni di categoria. Al di là di una oggettiva debolezza, visto che per l’approvvigionamento energetico l’Italia sconta una dipendenza «in larga parte da forniture dall’estero», la situazione odierna «è molto diversa da quella del marzo 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina fece impennare i prezzi dei carburanti e dell’energia». Quanto alle soluzioni, al momento, «nessuna delle principali economie europee ha introdotto un taglio delle accise»; il governo deciderà «nei prossimi giorni», cioè «quando si avrà maggiore contezza delle ricadute e della durata del conflitto». Scelte che, secondo Urso, andranno a favore dei ceti meno abbienti, «per contrastare in modo efficace l’eventuale impatto inflattivo derivante dall’aumento dei costi dell’autotrasporto dei beni». Ma bussano alla porta, intanto, le imprese più coinvolte. Per Conftrasporto, «il continuo aumento dei prezzi dell’energia sta diventando insostenibile per gli operatori della mobilità delle merci e delle persone».