Parità di genere, la strada è ancora lunga. Un problema globale. Panoramica sulla legislazione UE
Si avvicina la Giornata Internazionale della Donna, tempo di bilanci. In tema di parità di genere, molto è stato fatto, ma non basta. Se è vero, come è vero, che, secondo il rapporto presentato dall’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, in molti Paesi le leggi e i sistemi giudiziari non riescano a garantire piena tutela alle donne e alle ragazze, evidenziando il fallimento globale nel raggiungere gli obiettivi di parità dell’Agenda 2030. Non solo, secondo un nuovo rapporto dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro), maggiori rischi arriveranno con l’AI perché le donne sono esposte a rischi più elevati, essendo concentrate in mansioni più soggette all’automazione e restano sottorappresentate nei settori tecnologici e scientifici. Ciò detto, più di qualcosa è stato fatto e, in particolare, in Europa. Il Parlamento Europeo ha pubblicato una panoramica degli ultimi cambiamenti nella legislazione UE in materia di parità di genere e diritti delle donne e delle misure aggiuntive chieste dal Parlamento. I nodi da sciogliere sono sempre gli stessi: discriminazioni sul luogo di lavoro, scelte difficili tra carriera e responsabilità familiari, molestie online. Persino in Europa, anche in Europa, molte donne subiscono disuguaglianze nella vita quotidiana. La parità di genere è stata uno dei valori fondamentali dell’Unione europea fin dai suoi inizi e il Parlamento europeo lavora per tradurre il principio in azioni concrete, approvando «leggi per aumentare la trasparenza salariale, rafforzare la protezione contro la violenza, migliorare i diritti legati all’equilibrio tra attività professionale e vita privata e promuovere una maggiore presenza delle donne nei posti dirigenziali e decisionali». Non solo, il Parlamento Ue «esercita continue pressioni sui Paesi e sulle istituzioni dell’UE affinché promuovano i diritti delle donne, monitora i loro progressi e chiede azioni specifiche». In tema di violenza di genere, che va dalle mutilazioni genitali femminili alla violenza online contro donne e ragazze, vi sono leggi dell’UE, in vigore o in fase di preparazione, che affrontano il problema. Una nuova normativa impone ai Paesi membri di potenziare le regole contro la violenza informatica e di offrire una maggiore assistenza alle vittime, mentre il regolamento sull’AI mira a mitigare i rischi associati alla condivisione di immagini o video manipolati con tecnologie deepfake. Da un punto di vista economico, il divario retributivo di genere nell’UE, ossia la differenza tra lo stipendio delle donne e quello degli uomini, era in media del 12% nel 2023. Alcune regole impongono alle imprese di divulgare informazioni su stipendi e salari, facilitando il confronto tra le retribuzioni dei dipendenti e l’individuazione dei divari retributivi di genere e secondo la legge, che entrerà in vigore nel giugno 2026, se dalle informazioni sulle retribuzioni emerge un divario retributivo di genere pari o superiore al 5%, il datore di lavoro dovrà effettuare una valutazione congiunta delle retribuzioni in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori. I paesi dell’UE dovranno imporre sanzioni, ad esempio ammende, ai datori di lavoro che violano le norme. Se nel 2022 il Parlamento europeo ha approvato norme volte a promuovere la parità di genere nei consigli di amministrazione delle società, continua ad esserci uno squilibrio tra i sessi nell’assunzione delle responsabilità lavorative e familiari. Ebbene, sì, anche nella civile Europa.