di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
L’ultimo aggiornamento diffuso dall’Istat conferma il buon andamento del mercato del lavoro nel nostro Paese, con nuovi dati record, relativi al mese di gennaio 2026: il tasso di disoccupazione scende al 5,1%, con una riduzione di 0,4 punti percentuali su base mensile, mentre il tasso di disoccupazione giovanile cala al 18,9%, riducendosi dell’1,9 %. La diminuzione delle persone in cerca di lavoro riguarda uomini e donne e coinvolge tutte le classi d’età. Parallelamente cresce il numero degli occupati, che raggiunge quota 24 milioni e 181mila unità, con un incremento sia su base mensile, di 80mila unità, sia su base annua, di 70mila, e il tasso di occupazione a gennaio arriva al 62,6%, salendo di ulteriori 0,2 punti. Numeri che confermano una tendenza positiva ormai consolidata e che dimostrano come le misure adottate dal Governo vadano nella giusta direzione. Questi risultati, infatti, sono dovuti a un cambio di passo nelle strategie per il lavoro, orientate a favorire la crescita dell’occupazione attraverso misure concrete come gli incentivi alle assunzioni, il progressivo taglio del costo del lavoro e il rafforzamento delle politiche attive. Strumenti fondamentali per sostenere la competitività delle imprese e creare nuove opportunità occupazionali. In questa prospettiva, l’introduzione di piattaforme innovative come il SIISL contribuisce a migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, rendendo più efficiente il sistema dei servizi per l’impiego. Un ruolo significativo è svolto anche dagli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dalle iniziative collegate, tra cui il Programma GOL, che puntano a rafforzare le competenze dei lavoratori e a favorire percorsi di reinserimento professionale più efficaci. Si tratta di strumenti che, se pienamente attuati, possono contribuire in modo determinante a rinforzare e migliorare i progressi già registrati. Naturalmente, questi dati positivi non devono indurre a sottovalutare le sfide ancora aperte. Resta prioritario, ad esempio, sostenere l’occupazione giovanile, che ancora resta il punto debole del nostro mercato del lavoro, promuovendo un’adeguata formazione, per ridimensionare il mismatch fra domanda e offerta, e favorendo un più efficace turnover generazionale all’interno delle imprese e delle amministrazioni. Fondamentale anche – data la situazione geopolitica sempre più complessa – monitorare gli effetti delle tensioni internazionali sul tessuto produttivo italiano e di conseguenza su quello occupazionale. In questo contesto, il ruolo delle parti sociali è centrale, nel segno di un dialogo costruttivo tra organizzazioni sindacali, imprese e istituzioni, per individuare soluzioni concrete e condivise, capaci di stabilizzare i risultati raggiunti e gettare le basi per uno sviluppo occupazionale ancora più solido e inclusivo.