È allarme per i prezzi dell’agrifood, si rischiano impennate. Circa la metà della produzione alimentare mondiale dipende dall’azoto sintetico

Non c’è soltanto lo spauracchio di una nuova crisi energetica. Con l’impennata dei prezzi del petrolio, più quelli dei fertilizzanti, rischiamo una crisi anche in un settore per noi strategico: quello dell’agroalimentare. Come se non bastasse già un tasso di inflazione più alto per quello che riguarda i prodotti “da carrello”, secondo Coldiretti la guerra in Iran rischia di causare un nuovo shock energetico per l’agroalimentare e per le famiglie italiane con un impatto pesante sui costi di produzione e sui consumi. Questo l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dell’odierna mobilitazione con 5mila soci agricoltori al Palapartenope di Napoli. Il conflitto tra Usa, Israele e Iran rischia di far fare un balzo alle stelle dei prezzi dei principali fattori di produzione, che dopo quattro anni di conflitto in Ucraina sono ancora sensibilmente alti: +49% dei fertilizzanti e +66% per l’energia. Coldiretti chiede di sostenere la produzione alimentare europea, assicurando che le risorse vadano agli agricoltori veri e consolidando i risultati ottenuti con le mobilitazioni di Coldiretti che hanno consentito, grazie anche all’impegno del Governo italiano, di recuperare 10 miliardi della Pac rispetto ai tagli proposti dalla Commissione Ue. Anche per “Alimentando”, periodico del settore alimentare, non solo il petrolio, «altrettanto vulnerabile è la fornitura di gas naturale e, di conseguenza, i fertilizzanti azotati. Se il trasporto commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz fosse significativamente limitato, come in queste ore, l’impatto si estenderebbe oltre i mercati dei combustibili, raggiungendo direttamente la produzione alimentare globale. La regione del Golfo, infatti, non è solo un importante esportatore di energia, ma anche uno dei più importanti fornitori mondiali di fertilizzanti azotati, alla base dei moderni raccolti agricoli. Circa la metà della produzione alimentare mondiale dipende dall’azoto sintetico. Senza di esso, la resa dei raccolti diminuirebbe drasticamente». Secondo un’analisi pubblicata da Forbes, a livello globale, «ogni anno vengono consumati circa 180 milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati. Di questi, circa 55-60 milioni di tonnellate di urea, vengono trasportate ogni anno attraverso il commercio marittimo internazionale. Il Medio Oriente rappresenta circa il 40-50% di tale volume commerciale e quasi tutte queste esportazioni devono transitare dallo Stretto di Hormuz». Un fenomeno simile è già accaduto nel 2022 con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. I prezzi dei fertilizzanti aumentarono drasticamente e gli agricoltori di diverse regioni hanno ridotto il loro utilizzo in risposta a tale aumento.