In Italia si registra una delle quote più basse

Nel 2025, nell’Unione europea, il 63,8% dei giovani tra i 16 e i 24 anni ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa. Lo rende noto l’Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Ue, osservando che la percentuale registrata in questa fascia d’età «è quasi il doppio alla quota di persone nella popolazione generale», tra i 16 e 74 anni, ferma al 32,7%.
Spulciando i dati, diffusi in occasione del “Safer Internet Day 2026” che si celebra oggi, emerge che i giovani hanno usato l’IA perlopiù per «scopi privati» (44,2%) e per l’istruzione formale (39,3%). A livello territoriale, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è risultato più diffuso tra i giovani greci (83,5%), estoni (82,8%) e cechi (78,5%). In questa speciale graduatoria, il nostro Paese occupa la penultima posizione, con il 47,2%. Peggio ha fatto soltanto la Romania, al 44,1%. Un’altra ricerca, questa volta curata dal Telefono Azzurro con la collaborazione di Ipsos e Doxa, rivela che i giovani italiani non usano esclusivamente l’IA per scopi didattici – studio, compiti, ricerche…-, ma anche per ricevere consigli personali (a farlo «spesso» è stato il 14% mentre il 34% «lo ha fatto almeno qualche volta». Dal punto di vista emotivo, prosegue l’indagine, l’interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo.