Lo scossone italo-tedesco per una Ue semplificata
Intervistato da un gruppo di quotidiani europei, tra cui Il Sole 24 Ore, il presidente francese, Emmanuel Macron, avverte che «l’Europa deve decidere se diventare una potenza», perché «se dovessimo rimanere un mercato aperto ai quattro venti saremo spazzati via». Ma la vera novità della giornata in campo europeo non è la sua intervista “a testate congiunte”, mentre si avvia sempre di più sul viale del tramonto, insieme al suo omologo inglese, primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer.
Lo è semmai l’asse Roma-Berlino che, sempre di più, si fa strada e, quindi, si rafforza e che, si prevede, creerà uno scossone in occasione del vertice informale europeo di giovedì, che si terrà in Belgio, nel castello di Alden Biesen. Come ha scritto oggi il Corriere della Sera, Germania e Italia spingono per una drastica semplificazione delle norme europee, rivendicando un maggiore coinvolgimento del Consiglio europeo in questo processo, maggiore autonomia degli Stati con l’obiettivo non di indebolimento dell’Europa, ma di una sua maggiore competitività. L’idea di Merz e Meloni è che bisogna cestinare le iniziative legislative «che non rispondono più agli attuali obiettivi politici e tuttora bloccate nelle procedure». In sostanza, si chiede una semplificazione delle norme europee, che, però, potrebbe far storcere il naso a Stati più piccoli e a qualche partito, ma in un’ottica molto ampia e strategica. L’Ue – allargata a Regno Unito, Norvegia e Islanda – deve rafforzare la propria autonomia e la mossa italo-tedesca potrebbe accelerarne il percorso, anche rispetto agli Stati Uniti, purché alcuni nodi vengano sciolti. Dal vertice di giovedì, non solo ci sarà un aggiornamento di programma, con un vertice informale alla presenza di Draghi e Letta, ma gli Stati saranno invitati a sfruttare la possibilità offerta dal Trattato di Amsterdam e chiamata «cooperazione rafforzata» con l’obiettivo di perseguire determinate politiche comuni in settori specifici e di procedere, anche se non vi è consenso unanime tra tutti i membri dell’Unione, superando così stalli e consentendo di avanzare a «diverse velocità».