di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

È in arrivo il recepimento della direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva, una novità interessante per il sistema di relazioni industriali italiano: si tratta infatti, di un intervento volto a minimizzare la discrezionalità e l’opacità nei meccanismi salariali e le disuguaglianze che ne derivano, in particolare a danno delle donne e dei giovani. Il decreto legislativo di recepimento, in via di approvazione, ha l’obiettivo di introdurre per la prima volta in modo organico un nuovo diritto in favore dei lavoratori dipendenti, quello ad accedere ai parametri che determinano la retribuzione, i livelli salariali e le progressioni economiche. Il dipendente avrà la possibilità di conoscere, entro 60 giorni, la retribuzione media di chi svolge la stessa mansione o un lavoro di pari valore e queste informazioni dovranno essere anche trasmesse dalle aziende, su richiesta, all’Ispettorato nazionale del lavoro e agli organismi per la parità territorialmente competenti. Un nuovo strumento per conoscere criteri e meccanismi retributivi, ponendo le basi per una maggiore equità. Soprattutto per ridurre un gender pay gap ancora molto significativo, con dati ufficiali che attestano divari tra uomini e donne tra il 16 e il 30%, in base al settore economico, dalla manifattura al commercio e servizi, fino alle attività finanziarie. Percentuali che sottintendono disuguaglianze strutturali, spesso difficili da individuare proprio a causa della mancanza di chiarezza. La trasparenza retributiva assume poi anche un valore strategico per i giovani, che si affacciano nel mercato del lavoro in una condizione di debolezza contrattuale e informativa. L’obbligo di indicare una retribuzione o una fascia salariale negli annunci di lavoro e il divieto di richiedere informazioni sulle retribuzioni precedenti contribuiscono a riequilibrare il rapporto tra datore di lavoro e candidato, offrendo a quest’ultimo maggiori strumenti di conoscenza e quindi di scelta. Un segnale importante in un Paese in cui salari bassi e prospettive incerte continuano a spingere molti giovani verso l’estero. Come Ugl riteniamo fondamentale che l’attuazione della direttiva avvenga nel pieno rispetto del ruolo del sindacato e della contrattazione collettiva, con una definizione di “lavoro di pari valore” che dovrà essere chiara e condivisa, tenendo conto di competenze, responsabilità e condizioni di lavoro. Anche se la trasparenza, da sola, non basta a colmare i divari retributivi, è, comunque, una precondizione necessaria affinché le diseguaglianze non siano invisibili e quindi incontestabili. Non si tratterà di una rivoluzione immediata, bisognerà, infatti, aspettare il 2027 per le aziende con più di 150 dipendenti ed il 2031 per imprese medie, con meno obblighi in capo a quelle piccole, resta in ogni caso un passo concreto verso un mercato del lavoro più equo.