di Alessandra De Vita
La parola “femminicidio” non suona bene!
Pero’ serve per far comprendere all’opinione pubblica, la categoria criminologica del delitto perpretato verso il genere femminile.
Il termine “femminicidio” e’ stato coniato negli anni 90’ da una antropologa messicana, di nome Marcela Lagarde che, analizzando le innumerevoli violenze verso le donne messicane, nei suoi studi, ha individuato le ragioni della loro emarginazione a causa di una forte cultura maschilista, in una societa’ che non garantisce alle donne le giuste tutele giuridiche, con lo stupro coniugale ritenuto “non reato” e con le indagini sui casi (raramente) denunciati, completamente abbandonate da parte degli inquirenti.
Per questo nel termine “femminicidio” oltre all’omicidio, dobbiamo racchiudere al suo interno tutte le discriminazioni e le pressioni psicologiche, di cui una donna è vittima.
E’ necessario oggi, come non mai, informare le donne sui fenomeni e in quali contesti socio economici sono avvenuti i “femminicidi” e, in particolare, perchè sono avvenuti. Nella maggior parte dei casi, è proprio l’essere donna la causa essenziale, ovvero, la ragione del crimine stesso, che trova proprio all’interno dei legami famigliari o sentimentali il suo culmine.
Donne uccise da fidanzati, mariti, compagni e anche da padri, trova spesso il movente nel rifiuto (leggittimo) per un matrimonio imposto o in nuove scelte di vita del partner, non più condivisibili.
Scrive Lagarde; “che la forma estrema di violenza di “genere” contro le donne, è prodotta dalla violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine, che comportano l’impunita’ tanto a livello sociale, quanto dallo stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa”.
La “fredda statistica” enuncia un dato preciso, che dobbiamo considerare allarmante e che dobbiamo diffondere in maniera più capillare possibile! Un omicidio su tre è rosa! Ovvero donne uccise da ex mariti, ex fidanzati o ex compagni e questi delitti, avvengono nella maggior parte dei casi, nei primi tre mesi dopo la rottura della relazione, con l’età delle donne che va dai 25 ai 54 anni.
I numeri dei delitti contro le donne, sono fortemente allarmanti, con una media di uno ogni tre giorni. Mi duole dirlo, ma spesso è la stessa donna che non vuole “comprendere” i chiari segnali che gli giungono dal partner. Lo abbiamo anche visto nelle numerose trasmissioni televisive sul fenomeno del “femminicidio” dove da semplici spettatori, ci siamo chiesti: “come fa questa donna a non capire che e’ giunta ad un passo dal essere uccisa?”.
Ecco sono queste le donne che possiamo e dobbiamo salvare, attraverso la comunicazione e, in particolare, con l’ausilio dei centri d’ascolto sull’abuso e la violenza sul genere femminile.
Noi donne dell’Ugl, siamo pronte per la sfida, ma non verso gli uomini, ma verso quella profonda “non considerazione” che spesso alberga in noi stesse.