di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Demografia, salari e sicurezza: tre temi diversi, in realtà con molti punti in comune. Il Foglio oggi analizza, sulla base di dati forniti dalla Banca d’Italia, una questione importante, ovvero il fattore “qualità” all’interno del tema migratorio. Per chiarire: molti, tra i giovani italiani più preparati, scelgono l’estero per costruirsi un futuro professionale e personale appagante e, allo stesso tempo, il nostro «è tra i Paesi avanzati meno capaci di attrarre capitale umano qualificato dall’estero». Ne consegue una trasformazione della nostra società nella quale al problema demografico in senso stretto, di tipo numerico, determinato dalla diminuzione della popolazione residente, ed a quello anagrafico, con un progressivo invecchiamento ed una percentuale di giovani rispetto agli anziani sempre più bassa, si somma anche un deterioramento qualitativo. Il Paese ne esce impoverito, partendo già da una delle percentuali più basse di laureati della Ue, meno di uno su tre nella fascia d’età 25-34 anni, peggio di noi solo la Romania. Se, poi, fra questi, molti se ne vanno, ne deriva una perdita economica stimata dal Cnel in 160 miliardi di euro, ovvero il costo sostenuto da famiglie e Stato per l’istruzione di questi ragazzi, che arricchirà la competitività di altri Paesi, nostri competitor. Giustamente, Il Foglio attribuisce alla questione salariale la causa principale della fuga: altrove si guadagna di più e ci sono più prospettive di carriera. A tutto ciò si aggiunge il fatto che, anche sul fronte degli arrivi, solo il 15% ha un’istruzione terziaria e, fra i Paesi avanzati, il nostro è caratterizzato da migranti con formazione medio-bassa, considerando, tra l’altro, solo quelli regolari, che ragionevolmente sono quelli più formati, dando quindi per scontato che fra gli irregolari la situazione sia ancora peggiore. La causa principale è di tipo salariale e sicuramente per il sindacato questo è un tema di primo piano, ma, per analizzare il fenomeno e cercare di risolverlo in modo lungimirante, bisogna riconoscere che la mancata attrattività dell’Italia riguarda anche il benessere complessivo che il nostro Paese è capace di offrire. Sotto forma di welfare, accesso alla casa e al credito, infrastrutture e così via. Ma anche, e questo è un problema all’ordine del giorno, dal punto di vista della sicurezza. In Italia, da tempo, si è creato un clima di impunità nei confronti della microcriminalità, che sta impedendo una corretta integrazione degli stranieri che giungono nel nostro Paese e che scoraggia a vivere in Italia i migranti stessi che hanno intenzione di costruirsi un futuro migliore tramite il lavoro e l’impegno, così come nostri i giovani che cercano un contesto sociale sereno. Per mantenere i nostri “cervelli” ed attrarre quelli stranieri serve, quindi, un doppio impegno: sui salari da un lato, sulla sicurezza dall’altro.