di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Le polemiche delle ultime settimane, comprese quelle interne alla maggioranza di governo, hanno in parte offuscato il valore stesso di questa manovra finanziaria, per cui è importante puntualizzare alcuni aspetti, richiamando, così, l’attenzione di tutti sugli elementi focali della legge di bilancio. Ritorniamo, quindi, ad ottobre, a prima ancora che il Consiglio dei ministri licenziasse il disegno di legge. In quei giorni, la nostra Organizzazione, convocata a Palazzo Chigi insieme a Cgil, Cisl e Uil, presentò al Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, un pacchetto di richieste che abbiamo definito serie, responsabili e necessarie; proposte nate da un confronto attento e diffuso sul territorio e nei luoghi di lavoro. Nello stesso momento, altre sigle sindacali pensavano allo sciopero generale; una decisione che, chiaramente, rispettiamo, ma che non condividiamo perché apparsa da subito strumentale, anche per la sua natura preventiva. Quando, effettivamente, il disegno di legge di bilancio è approdato in Parlamento, molte delle nostre richieste erano state accolte positivamente. In primo luogo, avevamo chiesto di rafforzare il potere d’acquisto degli stipendi. La legge di bilancio, appena votata in via definitiva dal Parlamento, interviene: tagliando la seconda aliquota Irpef; detassando gli aumenti contrattuali in forza di accordi sottoscritti nel 2024, nel 2025 e nel 2026; rafforzando in maniera importante l’attività contrattuale delle parti in azienda, fissando l’imposta sostitutiva all’1% su un monte reddituale di 5mila euro. Fra le misure minori, ma non per questo meno importanti, ricordiamo inoltre l’innalzamento della soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto, altro punto che apre ulteriori margini alla contrattazione collettiva. Nel disegno di legge iniziale, non avevamo trovato il rifinanziamento del fondo per la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici, ai sensi della legge 76/2025; una mancanza che è stata colmata nel corso dell’iter parlamentare, come chiesto dalla Ugl e dalla Cisl. Avevamo pure chiesto di investire sulla sanità, cosa che è avvenuta, con il fondo per il finanziamento del Sistema sanitario nazionale che raggiunge livelli record in valori assoluti (qualcosa resta da fare in rapporto al prodotto interno lordo, ma questo è un tema che andrà ripreso nel corso del 2026, anche con una attenzione particolare al rinnovo del contratto collettivo nazionale della sanità privata). Un capitolo che andrà, sicuramente, ripreso nel corso del 2026 è quello relativo alle pensioni, come anticipato dallo stesso sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon. Se è positivo l’innalzamento della soglia di detrazione fiscale sui versamenti volontari, cosa che può aiutare ad incrementare l’adesione alla previdenza complementare, sul versante delle regole previdenziali, in particolare su quelle relative alle uscite anticipate, è indubbio che qualcosa si può e si debba fare, bilanciando le diverse esigenze generazionali.