In un Paese ad alto rischio sismico come il nostro è fondamentale la prevenzione. Ma non quella decantata da anni al ‘risveglio’ (purtroppo) di ogni tragedia. Servono più controlli e azioni incisive proprio per contrastare le ‘nostre carenze’ e sradicarle una volta per tutte. Durante il convegno dell’Ugl realizzato a L’Aquila sabato scorso (nell’ambito dell’iniziativa SudAct e dal titolo “Investire subito per un futuro sicuro”) si è discusso proprio del legame – cosi vulnerabile – tra prevenzione, sicurezza e ricostruzione. In quell’occasione, uno dei relatori, Graziano Aretusi, dottore di ricerca e in Statistica aveva evidenziato che “quasi il 70% del patrimonio edilizio italiano è stato realizzato prima della Legge 64/1974 che ha introdotto le norme tecniche per la costruzione in aree sismiche. “Per cui – ha precisato Aretusi –  è evidente la vastità del costruito potenzialmente coinvolto e l’enorme impegno economico, pubblico e privato, che deve essere messo in campo per dare loro sufficiente sicurezza”.

crollo

Terremoto del 31 ottobre 2002 in Molise. Triste simbolo di quell’evento è stato il crollo (vedi foto) della scuola elementare di San Giuliano di Puglia momento in cui persero la vita 27 bambini e la loro insegnante.

Un dato che lascia l’amaro in bocca e che viene confermato anche dal recente rapporto “Ecosistema scuola” di Legambiente sull’edilizia scolastica. Non a caso, il rapporto, viene diffuso a pochi giorni dal quattordicesimo anniversario  (31 ottobre 2002) del crollo della scuola “Francesco Iovine” di San Giuliano di Puglia momento in cui persero la vita 27 bambini e la loro insegnante.

In Italia, secondo le stime di Legambiente «il 40% delle scuole si trova in aree ad elevato rischio sismico». Ma non è soltanto una questione di luoghi, che in un territorio `fragile´ come il nostro non può essere facilmente elusa. Perché, come se non bastasse, «quasi il 90% delle scuole del nostro Paese sono costruite senza criteri anti-sismici»; e «soltanto una su due ha certificati di collaudo e idoneità statica».

L’indagine – fatta su scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado su un campione di 6 mila strutture nei capoluoghi di provincia – racconta anche di come il 65,1% degli edifici sia stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica (1974) e il 90,4% prima della legge in materia di efficienza energetica (1991). «Sono stati stanziati 7,4 miliardi di investimenti e 27 mila sono gli interventi avviati per l’edilizia scolastica», spiega Legambiente facendo presente come «negli ultimi anni sul fronte dell’edilizia scolastica si sia aperta una nuova fase» con la nascita della Struttura di missione. Complessivamente «il 71% degli interventi avviati è stato di tipo non strutturale e questo spiega perché non si vedono ancora grandi miglioramenti. Solo il 15,3% delle scuole ha fatto indagini diagnostiche dei solai mentre il 5,3% ha effettuato interventi di messa in sicurezza»; sul versante della sicurezza antisismica «cresce la percentuale media» degli edifici che hanno fatto verifiche di vulnerabilità sismica (31%); rimane «troppo bassa la media di quelli costruiti secondo criteri antisismici, meno del 13%». Ancora forti le differenze tra nord e sud: al meridione 3 scuole su 4 si trovano in aree a rischio sismico mentre al settentrione c’è «una discreta capacità» di investimento (in manutenzione straordinaria quasi 63 mila euro ad edificio). Ed ancora, certificazioni fondamentali, come quelle di agibilità, mancano al 40% delle scuole (con punte dell’80% nelle Isole). 

«Il terremoto nel centro Italia – osserva la presidente di Legambiente Rossella Muroni – che ha provocato il crollo di un edificio scolastico ad Amatrice, su cui erano stati realizzati nel 2012 interventi di ristrutturazione per 700 mila euro, ci ricordano drammaticamente quanto sia urgente partire dall’adeguamento sismico, fissando obiettivi chiari. Per questo chiediamo al Governo un Piano di messa in sicurezza di tutte le scuole nelle aree 1 e 2 di rischio sismico».

INTANTO VIA LIBERA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL NUOVO DECRETO PER AFFRONTARE EMERGENZA TERREMOTO

Il Consiglio dei ministri ha approvato, salvo intese, il nuovo decreto con misure per affrontare l’emergenza dopo il terremoto. Nel testo, ancora da definire nei dettagli, la nuova definizione del cratere del sisma e provvedimenti su agricoltura, scuola e beni culturali anche con l’obiettivo di snellire la macchina della burocrazia. Il testo dovrebbe essere pubblicato lunedì in Gazzetta Ufficiale. È stato un Consiglio dei ministri lampo quello di stamattina. Iniziato alle 9,24, il Cdm è durato circa 20 minuti. Il provvedimento, unico punto all’ordine del giorno, si è reso necessario dopo la forte scossa di magnitudo 6.5 di domenica scorsa che ha raso al suolo Castelluccio di Norcia, fatto crollare la Chiesa di San Benedetto a Norcia e causato nuovi crolli nel Centro Italia.

Il nodo da sciogliere entro stamattina era la definizione dell’area del cratere: ossia quanti Comuni entreranno nella lista per aggiungersi ai 62 già previsti dal precedente decreto legge. Le riunioni tra i tecnici ministeriali e di palazzo Chigi sono andate avanti fino alla serata di ieri. Il numero dei centri abitati da aggiungere moltiplica le risorse finanziarie aggiuntive da stanziare.

I punti salienti del decreto legge

Corsia veloce per sindaci e imprese

Il nuovo decreto terremoto, per garantire una conversione in legge rapida, dovrebbe poi confluire con un emendamento ad hoc nel primo decreto all’esame della commissione Bilancio del Senato che approderà all’esame dell’aula del Senato nella settimana dal 21 al 26 novembre, per essere approvato verosimilmente il 22 o il 23. Conseguentemente il via libera della commissione sarà per la settimana precedente, dal 14 al 19 novembre.

Snellirà tempi, procedure e burocrazia

Il decreto legge «snellirà ulteriormente i tempi, le procedure, la burocrazia», ha promesso il premier Matteo Renzi. «I soldi ci sono, la volontà anche. Ricostruiremo tutto. A cominciare dalla Chiesa di San Benedetto, patrono d’Europa».

Ingv: dal 24 agosto oltre 22.700 scosse

Intanto la sequenza sismica in centro Italia non accenna a finire: dal 24 agosto sono state registrate più di 22.700 scosse, secondo quanto rileva l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. A oggi, sono circa 649 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, 41 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 5 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Ingv. Dopo la forte scossa del 30 ottobre, di magnitudo 6.5, sono stati localizzati complessivamente oltre 2.700 eventi sismici.

Ue, seguiamo preoccupati, a disposizione Italia – Il presidente della Commissione Ue Juncker e i commissari alla gestione delle crisi e alle politiche regionali Stylinides e Cretu “seguono la situazione in Italia con grande preoccupazione”, e sono “pronti ad aiutare con misure concrete” come il meccanismo Ue di protezione civile e il Fondo di solidarietà “se l’Italia ne fa richiesta”. E’ quanto ha dichiarato un portavoce dell’esecutivo comunitario, sottolineando che “restiamo a disposizione delle autorità italiane” e ricordando che “lo abbiamo fatto per i terremoti passati e siamo pronti a farlo di nuovo”. Continuano infatti i contatti con la Protezione civile e il monitoraggio della situazione, con 44 mappe satellitari dei danni fornite negli ultimi giorni grazie al sistema europeo Copernico. L’Italia non ha ancora presentato domanda per il Fondo di solidarietà: dal sisma del 24 agosto la data ultima per farlo è il 16 novembre. Un Paese ha infatti 12 settimane di tempo dal disastro per farlo. Questo si applica anche ai nuovi terremoti. E’ possibile poi riprogrammare i fondi Ue per affrontare le nuove priorità.