di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Spicca fra le altre l’analisi del “fenomeno Atreju” firmata Francesca Albergotti e pubblicata oggi su “Il Giornale”, perché, invece che arroccarsi nel solito snobismo radical-chic, tipico di altri commentatori, cerca di comprendere come mai la kermesse di Fratelli d’Italia, in programma in questi giorni a Roma, da ritrovo di nicchia per pochi militanti, sia diventata nel tempo un evento “nazional popolare”, capace di interessare l’intero Paese. Il motivo è presto detto: Atreju punta su una sintesi tra politica alta e convivialità, affrontando temi complessi senza, però, rinunciare ad argomenti più leggeri, il tutto in un contesto dialogante, festoso e rassicurante. Tra i relatori, naturalmente, ci sono politici e intellettuali di area conservatrice, ma non solo. Sono invitate anche molte altre personalità pubbliche, comprese quelle del mondo dello spettacolo, con un’apertura non formale, ma sentita, alla partecipazione degli avversari politici e di chiunque abbia qualcosa di interessante da condividere. Quest’anno presenti, ad esempio, tanto Abu Mazen, presidente palestinese, quanto un israeliano ex ostaggio di Hamas. Tutti accolti con interesse e curiosità, in un atteggiamento volto alla ricerca di un confronto vero, per capire meglio gli altri, nonostante e forse proprio perché forti di idee e valori solidi. Un atteggiamento che una parte della sinistra, non tutta fortunatamente, ma quella che vive di scontro e demonizzazione dell’avversario come unica ragion d’essere, anche a costo di mettere a rischio la pace sociale – e gli esempi sarebbero infiniti, ultimo quello di “Più Libri, Più Liberi” – non riesce o non vuole capire. La destra italiana, invece, sta procedendo in una direzione opposta: per anni tenuta ai margini e guardata con sospetto, ha avuto il coraggio di mettersi in discussione, non rinnegando la propria identità, ma facendola crescere e maturare. Da questo percorso, lungo e a volte difficile, ne è uscita più predisposta al dialogo, con tutti, senza pregiudizi essendo stata lei stessa vittima di pregiudizio, e quindi anche alla connessione con il Paese reale. Passando, così, dall’essere minoritaria e quasi esclusa dal consesso politico-sociale ad accreditarsi, passo dopo passo, come voce maggioritaria di un’Italia in buona parte conservatrice, che era alla ricerca di qualcuno che la rappresentasse. Proprio perché si propone come forza rappresentativa del Paese, riesce a parlare con registri diversi, alti quando occorre, ma anche, se del caso, popolari, senza complessi e senza perdere il filo della propria storia. E così, anche questo evento è la festa di una destra di popolo. Ad Atreju, stasera, ci sarò anch’io, col ministro Calderone, Fumarola e Bombardieri, leader di Cisl e Uil, Walter Rizzetto, Paola De Micheli e Marco Rizzo, moderati da Pietro Senaldi, a parlare di tasse, occupazione e sviluppo, in un confronto franco e aperto.