Così il leader del M5s: «UE e governo hanno fallito, lasciamo che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti». Ma le sue parole non trovano la sponda degli alleati
Neanche il tempo di celebrarne la compattezza da parte dei suoi leader l’indomani delle elezioni regionali, che il campo largo già rischia, ora, di sfaldarsi sul delicato dossier Ucraina. A innescare la miccia è stato Giuseppe Conte, in un mix di critiche tanto al governo Meloni quanto all’Unione europea. Secondo il leader del M5s, che ha parlato a margine di una conferenza stampa alla Camera, in Europa «da un lato alcuni vorrebbero continuare una guerra per procura» e «dall’altro c’è invece chi come Giorgia Meloni rimane nel mezzo, silente, cercando di capire quale sarà la soluzione migliore per rivendicare di aver contribuito a quella soluzione». A detta di Conte, dunque, sarebbe opportuno «che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti». Una posizione che ha registrato la reazione contraria di alcuni esponenti del centrosinistra, dal leader di Avs, Angelo Bonelli, intervenuto a L’Aria che tira su La7 (seppur critico con alcune strategie adottate a livello europeo) al senatore del Pd, Filippo Sensi. E a questi si è aggiunta anche la voce di Riccardo Magi, segretario di +Europa, anche lui intervenuto a L’Aria che tira. Eppure, la linea del governo sulla questione dovrebbe essere chiara. Ed è quella sintetizzata dalla nota di Palazzo Chigi nella serata di ieri, al termine dell’incontro tra il premier Meloni e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky: «Nel corso dell’incontro, i due leader hanno analizzato lo stato di avanzamento del processo negoziale e condiviso i prossimi passi da compiere per il raggiungimento di una pace giusta e duratura per l’Ucraina», ricordando «l’importanza dell’unità di vedute tra partner europei e americani e del contributo europeo a soluzioni che avranno ripercussioni sulla sicurezza del continente».