Stati Uniti vogliono accelerare sulla fine del conflitto in Ucraina
«Il presidente Trump ha toccato le cause profonde di questo conflitto in molti modi. Per molti versi sono coerenti con la nostra comprensione». Così il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha commentato le parole del presidente americano nell’intervista concessa a Politico. In particolare la convergenza di vedute sarebbe sulla non adesione di Kiev alla Nato e su alcune concessioni territoriali. Trump vuole imprimere un’accelerazione significativa alle trattative di pace e ritiene che in questo momento la Russia si trovi in una migliore posizione negoziale rispetto alla controparte ucraina. Ma non è l’unica questione in ballo. Nel frattempo, infatti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha aperto alla possibilità di indire nuove elezioni nel paese, a patto che Stati Uniti ed Europa siano in grado di garantire la sicurezza delle operazioni di voto. Zelensky sembra dunque raccogliere l’auspicio di Trump – espresso nella medesima occasione – di un’Ucraina che torni alle urne dopo molto tempo, processo bloccato a causa della legge marziale e della guerra provocata dalla Russia. Una prospettiva che invece Mosca accoglie con freddezza, manifestando perplessità sulle dichiarazioni del presidente ucraino, ieri in visita in Italia, ricevuto da Papa Leone XIV e dal premier Giorgia Meloni. Zelensky, inoltre, si è detto pronto a inviare agli Stati Uniti il piano di pace rivisto con i leader europei (domani è in programma una nuova riunione dei Volenterosi). E sarebbe proprio l’Europa, secondo il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, citato dalle agenzie di stampa, l’ostacolo alla fine del conflitto. Il Cremlino, da parte sua, afferma di essere al lavoro per un piano di pace completo «sulla base delle firma di documenti» e non a una tregua, in risposta alla richiesta di Zelensky di una «tregua energetica».