di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Come dichiarato, appena ieri, dall’ex presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, la crescita dipende soprattutto dalla produttività e cioè da nuove tecnologie e anche dalla diffusione di nuove idee. Che in Europa mancano.
E infatti, nonostante il poderoso programma per fare della Germania la prima potenza militare d’Europa, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha scritto una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, chiedendo di estendere oltre il 2035 alcuni veicoli ibridi e di assegnare un ruolo concreto ai biocarburanti, avanzati e tradizionali. Sì, perché il 10 dicembre Bruxelles dovrebbe presentare la revisione del regolamento sulle emissioni di Co2 dei veicoli. Una revisione urgente, attesissima sia dal mondo del lavoro sia da quello delle grandi imprese, i cui destini sono spesso indissolubilmente legati. Per capirne l’urgenza, basti pensare all’obiettivo roboante della Germania di volersi riconvertire a potenza militare e a costruire un esercito più forte. Non una semplice dichiarazione di intenti, ma già uno stanziamento pari a 1000 miliardi destinato negli anni alla spesa militare, misura che ha richiesto una riforma costituzionale per consentire l’esclusione delle spese militari dal “freno al debito” (Schuldenbremse). A fronte di un poderoso investimento sulla Difesa, che da sé potrebbe bastare, la Germania – e così anche l’Italia – insiste inoltre sulla neutralità tecnologica.
A causa delle politiche climatiche dell’Ue e della conseguente crisi dell’Automotive, la Germania è stata trascinata ad andare esattamente nella direzione opposta a quella per la quale, a suo tempo, è nata l’Europa: la pace duratura nel Vecchio Continente. Scaricare tutta la responsabilità sul conflitto in Ucraina e sugli sconfinamenti russi sarebbe impreciso. Il Green Deal, a suo tempo sostenuto dalla stessa Germania, è stato varato dalla Commissione Europea l’11 dicembre 2019 e approvato da Parlamento e Consiglio europeo nel gennaio 2020, mentre nel frattempo continuava ad accadere di tutto: dalla crisi economica scatenata dalla pandemia da Covid-19 fino alla crisi energetica. Sono arrivati poi i conflitti in Ucraina (febbraio 2022) e in Medio Oriente (7 ottobre 2023).
Con ulteriore lungimiranza, Mertz ha suggerito a Bruxelles che «tutte le tecnologie disponibili, oggi e in futuro» devono poter contribuire agli obiettivi climatici. Un appello, dunque, che si trova in linea anche con il pacchetto di proposte dell’ACEA (Associazione dei Costruttori Europei di Automobili) per riportare l’Auto europea fuori dalla crisi e ad una, si spera, nuova, diversa, futura crescita. Non lo chiedono solo alcuni governi Ue e i produttori europei di Auto, ma anche milioni di operai metalmeccanici e con essi i sindacati, sempre in trincea a combattere cali produttivi, ricorso costante agli ammortizzatori sociali, minacce di licenziamenti e licenziamenti propriamente detti.