di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
La ricetta per il Sud è giusta, ma va arricchita.
Anche il Rapporto Svimez 2025, presentato oggi alla Camera, conferma che il Mezzogiorno cresce in termini di occupazione, soprattutto tra i giovani: tra il 2021 e il 2024 è stato creato, infatti, quasi mezzo milione di posti di lavoro, grazie a Pnrr, investimenti pubblici e alle politiche del Governo Meloni che hanno chiuso una stagione di assistenzialismo, con il quale non si può di certo fondare un progetto di vita. Ma, sempre secondo lo stesso Rapporto, resta inalterato un problema molto serio: l’esodo di cittadini italiani, che sta depauperando non solo il Sud ma l’intera Nazione, e pari a 175 mila giovani, dei quali la metà laureati. Secondo la Svimez, le migrazioni dei laureati comportano per il Mezzogiorno una perdita secca di quasi 8 miliardi di euro l’anno. Su quest’ultimo aspetto incidono diversi fattori, economici, ma anche culturali, nel senso che è nella mentalità dei cittadini del Sud e degli italiani, in generale, andare a cercare miglior fortuna altrove, laddove ci siano migliori stipendi e sistemi più efficienti. Si sottovaluta fin troppo, però, e il dibattito sterile e strumentale intorno al Ponte sullo Stretto di Messina – che viene contestato al solo scopo di contrastare vicepremier e premier – lo dimostra, il forte deterrente al mettere radici in Patria rappresentato dai tanti ritardi strutturali, in particolare modo quello infrastrutturale, che pesa sia su singoli e famiglie sia, in particolare, su imprese che hanno interesse a vendere i propri beni e servizi nel resto d’Italia, in Europa o su scala mondiale. Un conforto viene dagli stessi dati, secondo i quali, grazie al completamento dei cantieri Pnrr, il Sud dovrebbe continuare a superare il Centro-Nord nel biennio 2025-2026. Ma nel 2027 il Centro-Nord torna a crescere più del Sud (+0,9% contro +0,6%).
È necessario, quindi, sia radicare maggiormente quella stabilità che l’esecutivo Meloni ha saputo conquistare, dimostrata delle valutazioni positive delle agenzie di rating, da uno spread che nel 2025 è rimasto sotto quota 100, mantenendo le condizioni che hanno favorito l’accesso al lavoro, cercando anche di intaccare il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, sia ripristinare un clima di fiducia e di coesione sociale.
È proprio la coesione sociale, insieme al lavoro e alle infrastrutture, a poter garantire per la maggior parte delle persone una permanenza al Sud non come ripiego, ma come elemento competitivo personale per sviluppare nella maniera migliore possibile le proprie capacità, le proprie abilità e la propria genialità nel lavoro, che nel Mezzogiorno è molto presente ma, da sempre, scarsamente coltivata e sviluppata.
Altre due leve su cui puntare sono i salari reali e l’occupazione femminile. Molto è stato fatto, anche su sollecitazione della nostra sigla sindacale, ma non basta. Insomma, urge più che mai quel Patto per il Futuro che è “soltanto” il più recente cavallo di battaglia dell’UGL.