di Daniele Milani
La sguaiata contestazione subita dalla Raggi durante il suo intervento all’inaugurazione dell’opera di Fuksas, nei giorni scorsi, ci offre lo spunto per esternare alcune considerazioni sul metodo di lotta politica tutt’ora vigente in Italia e non solo.
Si è fatto un gran parlare, e tutt’ora se ne parla, della esistenza in vita del comunismo nelle sue varie conformazioni. Vogliamo tranquillizzare tutti: il comunismo, in Italia e nel mondo si è, per lo più di sua stessa mano, estinto, morto e seppellito. Non se ne parli più.
Purtuttavia di quella ideologia qualcosa rimane. Ciò che resta non attiene al pensiero politico o all’essenza dell’ideologia marxista; gli ex comunisti, e non solo loro, hanno traghettato fino a giungere a nostri giorni, quello che sopra abbiamo definito il metodo da applicarsi alla competizione non solo in ambito politico ma anche in quello culturale religioso morale, e se volete bioetico.
Per costoro, in tutti campi, non esistono avversari; ci sono soltanto nemici da odiare, ridicolizzare, diffamare, insultare fino alla loro definitiva delegittimazione e distruzione.
Significativo è poi il fatto che le attenzioni di questi, francamente insopportabili, epigoni di un periodo storico non precisamente da ricordare con dolce nostalgia, non vengono rivolte alle entità politiche a loro avverse ma segnatamente alle persone fisiche che a tali entità, a volte anche di striscio fanno riferimento.
Ed allora vengono attaccati, di volta in volta, con i mezzi più bassi, politici, scienziati, opinionisti, personaggi dello spettacolo e della cultura, e così via nella forsennata ricerca di additarli all’opinione pubblica come nemici da odiare, da delegittimare e ove possibile da distruggere.
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: di volta in volta sono stati fatti accomodare nel Gulag riservato ai reprobi, politici, papi, personaggi della società civile e via via scendendo amministratori anche di basso livello istituzionale.
Da ultimo la Raggi. A noi, ovviamente, non piace la Sindaca, come ama essere chiamata. Altra cosa, però è provare sentimenti di odio profondo nei suoi confronti.
Al contrario, la canea urlante dei suoi nemici sta mettendo in piedi un progetto di diffamazione e delegittimazione con l’intento di distruggerla personalmente. In questa diatriba anomala perche a senso unico, di idee, di progetti e di alternative ovviamente non si parla. E’sufficiente l’odio.
Eppure queste degne personcine dovrebbero, solo per un istante ricordare che se Virginia Raggi ha vinto le elezioni il merito non è suo e la responsabilità non è, come qualcuna adombra, della campagna elettorale condotta da Giachetti; semmai l’attuale situazione è dipesa dal fatto che una parte dei cittadini romani , quelli che hanno votato, non le considera degne personcine e non li vuole più vedere neanche dipinte. Gli altri, quelli che non hanno votato non si sono nemmeno voluti prendere il disturbo di andare al seggio.
Questo quindi è ciò che è rimasto del comunismo: Stalin, con altri metodi, seguiva lo stesso percorso. Le purghe di quegli anni avevano come riferimento la personalizzazione dell’odio per quelli che erano considerati nemici, le autocritiche, le condanne e se ai malcapitati andava di lusso, il Gulag. Ma sono storie ormai lontane.